Indice
- L'idée européenne de la citoyenneté di Jacques Barrot (testo dell'intervento tenuto il 31 ottobre 2009 presso la Fondazione del Duomo di Mestre dal Vice Presidente della Commissione europea)
- Le rimesse dei lavoratori stranieri in Italia di Corrado Campobasso (Area studi e ricerche ISDEE di Informest)
- Misurare l'inserimento degli immigrati nella società italiana di Vincenzo Cesareo (docente presso l'Università Cattolica di Milano)
- Schio, gli stranieri e l'integrazione di Luigi Dalla Via (sindaco di Schio)
- Immigrazione, sicurezza e criminalità: evitare di prendere una parte per il tutto di Franco Pittau (Dossier Statistico Immigrazione Caritas-Migrantes)
- Esperienze concrete di integrazione: le iniziative di Unindustria Treviso di Alessandro Vardanega (presidente di Unindustria Treviso)
- Rispetto della legalità e integrazione di Francesca Zaccariotto (presidente della Provincia di Venezia)
- Credits
Editoriale
di Davide Girardi
Stranieri, migranti o immigrati? E ancora, alunni con cittadinanza non italiana, alunni stranieri o alunni d’origine straniera? Il linguaggio, mai neutro, rappresenta a fatica il mutamento sperimentato dalla società italiana in particolare nell’ultimo decennio: la crescente pluralità, insieme etno-nazionale e religiosa. Non a caso, a fatica.
I fenomeni migratori, infatti, da fenomeni complessi quali sono, mal si prestano alle semplificazioni. L’univocità, semmai, va individuata nella loro caratteristica di “fatto sociale totale”: dal mercato del lavoro alla scuola, dalla salute all’associazionismo, non v’è dimensione quotidiana che non osservi altrettanto quotidiane relazioni tra italiani “di diritto” e i molti nuovi italiani “di fatto”.
Siamo un Paese d’immigrazione strutturata e strutturale: strutturata, perché fatta di uomini, donne e bambini; strutturale perché, semplicemente, i tanti rapporti tra vecchi e nuovi italiani sono costitutivi dell’Italia di oggi.
Urgono, allora, prudenza analitica e intelligenza politica: quanti si dedicano all’analisi dei fenomeni migratori devono evitare facili scorciatoie intellettuali, quanti hanno la responsabilità di intervenire nello sviluppo della società italiana futura devono, appunto, intellegere; comprendere.
Azioni e rappresentazioni sono altresì responsabilità collettive: per un fatto sociale che interpella tutti, la responsabilità non può che essere, parimenti, di tutti. La responsabilità è fondamento dell’essere cittadini.
La coesione della società italiana presente e prossima transita per l’investimento nella cittadinanza sostanziale e in quella formale dei vecchi e dei nuovi italiani. Essere anacronistici non conviene: inibisce le molte potenzialità di un Paese che sta cambiando pelle.