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N. 1 / 2012 - Un'Italia consapevole

Indice

  • Italia 150 occasione mancata di Giuseppe Berta (docente presso l'Università Bocconi) 
  • Dopo l'Unità d'Italia: l'Italia o le Italie? di Vincenzo Boccia (presidente di Piccola Industria Confindustria)
  • Crisi, Europa, Unità d'Italia dopo 150 anni di Massimo Deandreis (SRM - Studi e Ricerche per il Mezzogiorno)
  • A chi convengono due Italie? di Riccardo Illy (presidente Illy Group Spa)
  • Non c'è Nord senza Sud di Carlo Trigilia (docente presso l'Università di Firenze)
  • Credits

Editoriale

di Auro Palomba

Uniti per dogma o per convinzione? Con l’uscita della Lega dal Governo il tema della secessione sembra essere passato un po’ di moda. Mario Monti porta avanti una politica unitaria che sta riuscendo, fra le altre cose, a ridare un posto all’Italia nello scacchiere internazionale, doppiando il grande sforzo fatto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con i festeggiamenti per i 150 anni dall’unità del Paese.
Ma il tema rimane senz’altro sotto traccia, in particolare perché la nostra economia continua a fare fatica, e giusto in questi giorni è stato chiarito, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il 2012 sarà un anno di recessione. Nello scenario complessivo non si possono infine ignorare i sondaggi che danno in grande ascesa i movimenti “separatisti” sia in Settentrione che in Meridione
Le imprese del Nord danno segni di stanchezza, mentre il Sud continua a stentare, e ci sono almeno tre regioni che sembrano essere preda della malavita organizzata.
In questo quadro, più che la secessione, parola “violenta” che implica il desiderio di una parte di staccarsi dall’altra, si fa spazio un’altra ipotesi: una divisione consensuale.
I sostenitori di questa ipotesi ritengono che, in questo modo, il Nord affrancato dal peso storico di dover reggere la crescita di tutta la Nazione potrebbe senz’altro innestare un ciclo virtuoso, mentre il Sud potrebbe attuare delle politiche monetarie e fiscali differenti, non essendo più costretto a essere imbavagliato in un modello unitario. Il recente caso della divisione fra Repubblica Ceca e Slovacchia ha ad esempio portato maggiori benefici a quest’ultima, che era la parte meno progredita dell’Unione.
È un’ipotesi provocatoria. Sappiamo perfettamente che in quel caso si parla di due popoli uniti per forza, per di più di etnie differenti. Tuttavia, la questione non va elusa (come spesso accade nel nostro Paese) e va presa seriamente: perché non esaminare la questione senza blocchi morali e false pruderie?
Esaminando non il tema di uno strappo bensì più semplicemente l’ipotesi che le differenze siano più delle uguaglianze, e che in fondo il vero collante sia l’Europa Unita.
Probabilmente alla fine dell’analisi saremo ancora più felici di stare insieme, ma per volontà e non per obbligo, come invece spesso è sembrato in questi 150 anni.

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