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N. 3 / 2011 - Italia: un Paese per giovani?

Indice

  • "Figlio mio, lascia questo Paese" di Pierluigi Celli (direttore generale della Luiss Guido Carli) - tratto da "la Repubblica" del 30 novembre 2009 
  • Le ragioni del restare (all'estero) e quelle del ritornare (in Italia) intervista ad Alessandro Costa (co-director Europe-China Clean Energy Centre - EC2)
  • Un campo di gioco non meritocratico di Sergio Nava (giornalista di Radio 24)
  • L'importanza del "fare squadra" di Rosario Rasizza (amministratore delegato di Metis e Openjob)
  • Verso un mercato più social, più mobile, più diversificato di Nicola Rossi (country manager di Monster.it)
  • Giovani e futuro prossimo: globale o nel sottoscala? di Roberto Santolamazza (direttore di Treviso Tecnologia)
  • Credits

Editoriale

di Auro Palomba

Non è un Paese per giovani? Questa purtroppo è la convinzione di molti. Se un ragazzo ha voglia di crescere e di investire in se stesso, l’Italia non è il posto giusto dove stare. Ce lo dicono persino i “grandi vecchi”, gli imprenditori che hanno fatto la storia di questo Paese, come Luciano Benetton e Carlo De Benedetti, che se avessero l’età dei loro figli andrebbero a intraprendere da qualche altra parte.
Facendo una rapida analisi, d’altra parte, si nota con facilità come nelle posizioni chiave di politica e imprese i quarantenni (per non dire i trentenni) si contano sulle dita di una mano. E dietro di loro non ci sono file di giovani pressanti per prendere il loro posto. Quando facendo due chiacchiere di fantapolitica anche con persone che avrebbero qualità per sapere si tenta di guardare oltre gli attuali leader per intuire l’arrivo di altri, a nessuno viene in mente un nome, un Obama, un Cameron, qualcuno che ci possa dare speranza in un futuro migliore, in un progetto di Paese.
Mario Monti faceva di recente notare come nei paesi emergenti si facciano programmi a dieci-vent’anni. Da noi nessun politico lo potrebbe fare, perché nonostante le aspirazioni sovraumane è difficile programmare oltre la propria realistica aspettativa di vita.
Se chi ha il potere fa molta fatica a pensare di lasciarlo, è anche vero che i nostri giovani non sembrano avere la fame necessaria per prenderselo. Alcuni preferiscono andare all’estero, altri si arrendono senza combattere a uno status quo nel quale forse si trovano anche bene.
In situazioni come queste in altre epoche sarebbero sorti spontaneamente movimenti di protesta con l’aspirazione di cambiare; in Italia, invece, i giovani sembrano più orientati verso attività edonistiche.
Se avrete la pazienza di fare una ricerca su internet per capire se il movimento degli “Indignados” che sta pervadendo il Pianeta trovi accoliti anche da noi, farete una scoperta curiosa: esiste un sito di “Indignati”. Purtroppo, ma devo dire con relativa sorpresa, la loro indignazione è relativa al meccanismo di selezione degli “Amici di Maria De Filippi

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