Indice
- Oltre la crisi: la sfida "verde" come volano di crescita futura di Carlo De Benedetti (presidente del gruppo editoriale L'Espresso)
- La risposta della Bei alla crisi internazionale di Dario Scannapieco (vice presidente della Banca Europea per gli investimenti)
- Le rotte asiatiche: elementi in prospettiva di Alberto Forchielli (presidente dell'Osservatorio Asia)
- I possibili nuovi spazi per il sistema economico italiano nel mercato internazionale di Innocenzo Cipolletta (presidente Ferrovie dello Stato Spa)
- Global firms di Giorgio Barba Navaretti (docente presso l'Università degli Studi di Milano)
- Usa: imboccata la strada per la ripresa di Roberto Tunioli (Datalogic Spa)
- Credits
Editoriale
di Auro Palomba
Come sarà il mondo dopo la crisi? Migliore, peggiore o semplicemente diverso? E, soprattutto, quando ne usciremo?
Ciò che ha più sbalordito dell’attuale crisi economica è stata la velocità con cui è arrivata e la quasi assoluta mancanza di previsioni. Nel senso che sono stati in pochi, e solo nella tarda primavera dello scorso anno, ad averne intuito l’arrivo, e sono ancora meno quelli che oggi si lanciano in disegni sugli scenari futuri.
L’elemento condiviso, ma quasi ovvio, è che si tratti della prima crisi globale, e che l’origine sia ascrivibile al modello finanziario anglosassone, più specificatamente americano. Le analisi non vanno molto oltre. Qualcuno, forse fra i più ottimisti, intravvede un altro elemento di novità rispetto al passato: l’attuale crisi potrebbe privilegiare i migliori. Nel senso che potremmo essere in presenza, per la prima volta, di uno scenario che non punisce indistintamente buoni e cattivi, ma che scrolla dall’albero le mele più mature per lasciare in vita quelle più forti. Insomma, una crisi meritocratica che colpirà settori e regioni in modo differente e, all’interno del medesimo comparto, solo le imprese che erano già prima in maggiore difficoltà. Ma questo, è evidente, lo scopriremo solo alla fine.