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N. 1 Gennaio-Febbraio 2002

Indice

  • La flessibilità nel Nord Est: risorsa o vincolo?
  • Flessibilità fa coppia con stabilità
  • I differenti costi della manodopera scarsa
  • Prove di flessibilità nel mercato del lavoro del Nord Est
  • Immigrazione e cittadinanza. Terza rilevazione della Fondazione Nord Est
  • Qui diamo i numeri

Editoriale

Il lavoro e le sue riforme sono nuovamente assurte al centro del dibattito politico e sociale. Di più, in questo momento sono diventate oggetto di scontro fra le diverse parti. Ma, peggio ancora, hanno rappresentato l’occasione per il ritorno dell’azione terroristica, con l’efferato assassinio di Marco Biagi. Come se, sul lavoro e sulle possibili modificazioni delle sue tutele, la possibilità di un dialogo al di fuori dei canoni ideologici fosse quasi impossibile. Troppo lunga è la lista delle persone che, attorno al tema del lavoro, nel nostro Paese sono state ferite e hanno pagato con la loro vita l’impegno per le riforme. Quando la discussione si sposta sul piano dei principi e delle ideologie, i toni divengono accesi, troppo virulenti. Non lasciano spazio al dialogo e al confronto. Quindi, prendono il sopravvento le posizioni gridate, le impostazioni pregiudiziali. Lasciano pochi pertugi di uscita e di negoziazione. Meglio provare, allora, a riportare la discussione su di un piano maggiormente aderente alla realtà, mediante un’analisi articolata e meditata. Il lavoro è, infatti, una dimensione troppo importante per la vita degli individui e delle famiglie, così come per le imprese e per lo sviluppo di una società, per ridurlo ad una bandiera da utilizzare ai fini di uno scontro che, con toni così accesi, diventa inevitabilmente ideologico. È necessario, allora, riportare la discussione su un piano di merito, sulle cose concrete. Senza nascondere che, dietro taluni interventi o politiche del lavoro, soggiacciono visioni della società e dello Stato diverse. Allora, conviene provare a ragionare in termini empirici. Osservando come il tema del lavoro costituisca un crocevia di trasformazioni che disegneranno una società diversa. Il Nord Est, ancora una volta, può rappresentare un utile punto di osservazione, per una molteplicità di motivi. Perché questa è una società a quasi piena occupazione. Perché il carattere flessibile della sua struttura produttiva costituisce un fattore centrale per lo sviluppo. Perché è una realtà economicamente internazionalizzata. Perché la presenza di immigrati inseriti nel lavoro, oltre che nella società locale, costituisce un fenomeno oramai sedimentato, oltre che in progressiva e costante crescita. Perché il mercato del lavoro nel Nord Est rappresenta una sorta di ponte fra l’Italia e l’Europa: presenta performance decisamente migliori della media nazionale, ma sono ancora inferiori rispetto alle regioni d’Europa più avanzate. Così, potremmo osservare come le questioni sulla flessibilità sul lavoro, sui licenziamenti e l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sull’integrazione degli immigrati, possano conoscere declinazioni diverse rispetto all’enfasi (contrap)posta nel dibattito nazionale. Scoprendo, ad esempio, coma la flessibilità sia un connotato non solo dell’organizzazione dell’impresa, ma anche una prerogativa (e una richiesta) di una parte consistente dei lavoratori. Scopriremo, inoltre, come il problema delle imprese non è tanto una maggiore possibilità di licenziare, ma piuttosto quello di trattenere presso di sé i lavoratori stessi. Nella speranza che, un poco per volta, queste declinazioni possano trovare spazio nella discussione pubblica. Per affrontare più pacatamente e concretamente lo sviluppo della nostra società.

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