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N. 1 Gennaio-Febbraio 2005
N. 1 Gennaio-Febbraio 2005
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Indice
Finanza ed imprese: cogliere oggi le condizioni ancora favorevoli
di Innocenzo Cipolletta (Consigliere Scientifico Fondazione Nord Est)
Un rapporto da recuperare e rinnovare: finanza e imprese insieme per una nuova stagione di sviluppo
di Alessandro Benetton (Presidente Gruppo 21, Investimenti)
Una nuova finanza per la nuova impresa
di Enzo Moi (Direttore Veneto Innovazione Spa)
Le buone idee devono essere quotate
di Mario Moretti Polegato (Presidente Gruppo Geox)
Qualità, eccellenza, gestione familiare d'impresa. A dispetto della Borsa
di Matteo Lunelli (Amministratore delegato Vinifim Spa Gruppo Lunelli)
Qui diamo i numeri!
Editoriale
di Auro Palomba
Il rapporto fra finanza e imprese in Italia è sempre stato difficile. Le ragioni storiche sono note, e quindi non è certo oggi nostra intenzione andarle a ripercorrerle. Importante è invece cercare di capire se anche nel nostro Paese non si possa trovare una via affinché queste due gambe così importanti della nostra economia trovino finalmente un cammino costruttivo. Il problema, probabilmente, sta alla base: fin da piccole le nostre imprese non sanno come porsi nei confronti dell’unico esponente del mondo della finanza di loro appannaggio, ovvero la banca. Questa distonia si riporta anche nel processo di crescita, e si riscontra anche nei confronti degli strumenti più evoluti che negli ultimi anni sono comparsi o si sono consolidati anche nel nostro sistema, dal private equity alla quotazione in Borsa.
Ascoltando le lamentele degli imprenditori, molto spesso si odono due litanie, che suonano più o meno così: “Le banche quando non ne hai bisogno sono pronte a darti soldi, quando invece ne avresti bisogno scompaiono”; “Fuori dalla Borsa sono tutti pronti a investire nella tua società. Non appena ti quoti diventa impossibile reperire mezzi freschi”. Dall’altro lato del tavolo, gli uomini in gessato rispondono con la consueta annotazione: “L’Italia è fatta di famiglie ricche e imprese povere”, facendo cenno alla gestione “allegra” e spesso “promiscua” dei nostri capitani d’industria.
In questa numero della nostra Newsletter abbiamo cercato di riportare tutte le posizioni, da chi si è quotato con soddisfazione a chi non ha nessuna intenzione di avvicinarsi a Piazza Affari, da chi si occupa di finanza innovativa a chi di mestiere a scelto di coniugare finanza e industria.
E’, come sempre, un tentativo di sollevare la questione, nella convinzione che uno dei principali punti di mancanza di competitività delle nostre imprese, in specie di quelle medio-piccole, è proprio questo, e solo trovando una soluzione a questo problema si potrà aiutare l’Italia a risalire dal 45esimo posto cui la relega il World Economic Forum sul piano del ricorso alle nuove tecnologie.
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