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N. 10 Dicembre 2000
N. 10 Dicembre 2000
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I fattori che frenano lo sviluppo economico del Nord Est
Nord Est: popolazione in crescita grazie agli immigrati
Demografia, mercato del lavoro e immigrazione
Qui diamo i numeri!
Editoriale
Perché le imprese dovrebbero osservare con attenzione i processi demografici? Perché dovrebbero preoccuparsi di seguire, oltre che i tradizionali indicatori economici (PIL, export, import), anche l'evoluzione del tasso di natalità, dell'indice di vecchiaia, dell'indice di ricambio, del saldo migratorio? La risposta può essere ovvia e banale: se diminuisce la popolazione diminuisce il numero di potenziali acquirenti, di consumatori. In verità, la questione è centrale per ben altre ragioni: i processi demografici influenzano il mercato e la cultura del lavoro, hanno un impatto sul sistema educativo e sullo Stato Sociale, modificano la struttura della famiglia, cambiano il clima sociale. Da questo punto di vista, cosa sta succedendo nel Nord Est? Niente di diverso da quanto sta accadendo, o è già accaduto, nelle società più avanzate del mondo occidentale: cala il numero delle nascite, aumentano i flussi migratori, cresce la percentuale di anziani. Le conseguenze per il nostro sistema economico non sono trascurabili. Vediamone due. La prima riguarda la famiglia. Sta lentamente scomparendo la tradizionale struttura famigliare alla quale eravamo abituati. Anche nel Nord Est sono sempre di più le famiglie senza figli o i single. Eppure, la famiglia, è stata al centro del modello di sviluppo del Nord Est. E' al suo interno che si è formata quell'etica del sacrificio e del lavoro alla quale dobbiamo gran parte del nostro successo economico. La domanda è se questo modello di sviluppo saprà adeguarsi al cambiare della struttura di base, la famiglia, sulla quale si reggeva. La seconda conseguenza riguarda l'immigrazione. L'arrivo di persone con culture del lavoro diverse dalla nostra, pone problemi di integrazione, di inserimento, di convivenza. Lo sanno bene quegli imprenditori che si trovano ad avere all'interno della loro azienda lavoratori di razze, religioni, lingue e provenienze le più diverse tra di loro. Denatalità (e la connessa trasformazione della struttura famigliare) e immigrazione ci pongono di fronte a delle sfide difficili per il nostro paese e per la nostra area; sfide che chiamano in causa le istituzioni amministrative e di governo, quelle culturali e, ancora una volta, il mondo economico. Le risposte devono necessariamente muoversi su più livelli: dalle politiche a favore della famiglia, per dare sostegno ed assistenza alle madri, a quelle di investimento nelle aree di provenienza degli immigrati, soprattutto per lavorazioni dove la manodopera è più intensiva; dalle politiche formative alle valutazioni su prospettive di ritorni di emigrati veneti. Come si vede non mancano i motivi per giustificare la decisione della Fondazione Nord Est - voluta dal sistema camerale e imprenditoriale di quest'area - di riservare uno spazio importante del suo programma all'analisi dei processi demografici, e di adottare un approccio "laico": trascurando gli aspetti ideologici per concentrarsi sui problemi e sulle proposte per risolverli.
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