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N. 5 Settembre-Ottobre 2005

Indice

  • Consumi e consumatore di Giovanni Cobogli Gigli (Presidente Federdistribuzione)
  • La finanza etica: un modello sostenibile e attento alle esigenze delle "Persone" di Fabio Salviato (Presidente Banca Popolare Etica)
  • Credito al consumo: risorsa o rischio? di Paolo Landi (Segretario Generale Adiconsum)
  • Il credito al consumo e le famiglie italiane di Giovanni Viani (Responsabile Direzione Retali & Private del Gruppo Sanpaolo IMI)
  • Qui diamo i numeri!
  • Credits

Editoriale

di Auro Palomba

Da formiche a cicale, almeno nell’animo, perché a volte il portafoglio non supporta i nostri desideri. Nell’ultimo decennio gli italiani hanno compiuto indubbiamente un cambiamento epocale nell’attitudine al consumo, o nella propensione al risparmio, se si vuole guardare il fenomeno dall’altro lato del binocolo. Si spende di più, almeno in proporzione al proprio reddito, e soprattutto si insiste su consumi un tempo inesistenti e oggi divenuti imprescindibili, come la tecnologia, i telefonini, le vacanze etc. A descrivere il fenomeno, pensiamo sia sufficiente il dato diffuso la scorsa primavera dall’associazione dei pastai, che faceva notare il raggiunto pareggio nella cifra annuale destinata dagli italiani all’acquisto di pasta e all’utilizzo degli sms. Notate bene, la pasta, il prodotto alimentare probabilmente più comune sulle nostre tavole.

In momenti nei quali cronache e esperti si confrontano sui posti di lavoro persi, sulla grossa percentuale di italiani purtroppo caduti sotto la soglia di sopravvivenza, sui dati che segnalano il divario accentuato fra i ricchi, sempre di meno e sempre più ricchi, e i poveri, sempre di più e sempre più poveri , è evidente che c’è una qualche parte del problema che rimane non svolto: in poche parole, com’è possibile essere consumisti senza soldi, se ci passate la semplificazione?

In questa Newsletter ascolteremo varie campane, cercheremo di capire anche l’etica della corsa al consumismo, ma il dubbio sociale più che economico con il quale ci siamo approcciati al problema rimane, ed è molto chiaro: ce lo possiamo permettere? Non è che stiamo consumando tutto quello che è stato messo via in secoli dai nostri avi? Per usare un esempio forse dissacrante ma certamente caro alle nostre origini contadine, non è che ci stiamo mangiando il salame messo via con tanta fatica? E ancora: saremo in grado, eventualmente, di tornare a un regime di consumi più austero, nel caso se ne presentasse il bisogno? E, infine: che eredità stiamo lasciando ai nostri figli e nipoti?

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