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N. 6 Giugno-Luglio 2000

Indice

  • Approccio italiano e Patto di stabilità.
  • Portare i Balcani in Europa.
  • Balcani: dove regnano i clan.


Editoriale

Approccio italiano e Patto di stabilità

Costruire istituzioni statali solide e adottare un approccio regionale: sono queste per Lucio Caracciolo, direttore responsabile di LiMes le priorità che dovrebbero guidare l'intervento dei paesi occidentali nei Balcani. Con un invito rivolto agli imprenditori italiani: studiate il Patto di stabilità e seguitene l'applicazione se volete cogliere le opportunità che si aprono nella regione. Una delle caratteristiche peculiari dei Balcani è la sovrapposizione, la quasi totale coincidenza, fra malavita e istituzioni. Certo, anche in altri paesi ci sono forti organizzazioni criminali. Ma in nessuno di questi i capi delle organizzazioni criminali sono allo stesso tempo i leader politici. Se non si riesce a rompere questa perversa unione, ben difficilmente si riuscirà a stabilizzare l'area balcanica e ad avviarla verso la democrazia. La priorità, ormai largamente condivisa, è dunque quella di costruire istituzioni statali solide e di adottare un approccio regionale ai Balcani. Il che non significa trattare tutti allo stesso modo, ma significa definire un insieme comune di regole politiche ed economiche. L’approccio regionale è esattamente il contrario dell’approccio bilaterale. Molti invece tendono a parlare di approccio regionale per poi praticare un approccio bilaterale. L'Italia è fra questi. Ad esempio – al di là dei risultati conseguiti – nel 1991 l’Italia ha trattato l’Albania come un caso a sé, quasi fosse fuori dal contesto balcanico. In realtà l’Albania è l’unico stato al mondo che confina con se stesso, nel senso che vi sono albanesi in Montenegro, in Serbia, in Macedonia, in Grecia e in Italia. Immaginare l’Albania come una unità a se stante, invece di inquadrarla in un complesso intreccio di relazioni e di collegamenti geopolitici ed economici, è stato un grave errore. L'approccio regionale è l'unico che consente di raggiungere dimensioni critiche interessanti per il sistema imprenditoriale occidentale. I paesi compresi nel Patto di stabilità - Albania, Bosnia Erzegovina, Serbia, Bulgaria e Romania - presi insieme hanno una popolazione di 55 milioni di persone ed un prodotto interno lordo (PIL) di 100 miliardi di dollari. Nessun imprenditore sarebbe disposto a investire in un singolo paese - in Montenegro o in Croazia - se questo fosse isolato dal resto dei Balcani. Il Patto di stabilità si propone da una parte di creare le condizioni per l’integrazione nell'Unione Europea e nella Nato, e in prospettiva nell’Organizzazione Mondiale del Commercio - integrazione che non sarà comunque rapida - e dall’altra di creare un ambiente favorevole agli investimenti privati. Purtroppo non sempre i tre tavoli previsti dal Patto di stabilità - quello economico, quello della sicurezza, quello della democrazia - sono coordinati fra loro. Tre sono anche le grandi istituzioni finanziarie internazionali coinvolte: la Banca Mondiale che è capofila per lo sviluppo regionale; la Banca Europea degli Investimenti (BEI) che si occupa essenzialmente di infrastrutture, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) che soprattutto è dedicata a sviluppare il settore privato. E’ importante ricordare che il Patto di stabilità non è una agenzia di finanziamento, ma è uno strumento di selezione dei progetti e di coordinamento. In particolare la BERS si sta concentrando sul supporto al rischio di impresa e sul finanziamento di crediti per la nascita di imprese locali. Uno dei rischi da evitare è infatti quello della delocalizzazione selvaggia, apertura e chiusura di piccole imprese da parte di imprenditori stranieri sulla base di calcoli di brevissimo periodo. E' quindi essenziale stimolare lo sviluppo di una imprenditoria locale che possa in futuro integrarsi con l’Europa. La recente conferenza sul Patto di stabilità ha approvato progetti per un investimento complessivo di 2,4 miliardi di euro, contro gli 1,8 miliardi previsti inizialmente. Sono stati scartati progetti di interesse locale, e le risorse sono state spostate su progetti di valenza regionale, in grado di favorire l'interconnessione fra diverse economie. Gli imprenditori italiani devono conoscere bene i meccanismi di funzionamento del Patto di stabilità, altrimenti non saranno in grado di impostare attività e investimenti nella regione. Tra l'altro, l'Italia è il primo paese occidentale dal punto di vista dell’impegno finanziario; complessivamente il nostro paese ha messo a disposizione oltre 300 miliardi di lire per iniziative come: la costruzione di nuove strade in Albania che siano parte dei corridoi transeuropei; la ricostruzione del porto di Durazzo; l'elettrificazione della Bosnia, agganciandola al sistema elettrico croato e montenegrino; lo sviluppo del trasporto di merci e di persone attraverso l’Adriatico. Quest'ultima area di intervento riveste anche una enorme importanza per la nostra sicurezza. Gli americani, abituati a ragionare come una potenza mondiale, hanno ben compreso il ruolo dei Balcani, regione di transito in un contesto euro-asiatico che va dal Mar Caspio, attraverso il Mar Nero, fino all’Europa occidentale. Potremmo chiamarlo un sistema a tre mari - Caspio, Nero e Mediterraneo - di cui i Balcani costituiscono la regione perno, la cerniera geopolitica, dalla quale tutti sono costretti a passare e che tutto tiene insieme.

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