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N. 8 Ottobre 2000
N. 8 Ottobre 2000
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Nord Est: una via alternativa ai mercati esteri.
Fare affari in Cina.
Pazienza e tenacia: sono le chiavi del mercato cinese.
Unione Europea: la sfida dell'ampliamento.
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Editoriale
Le elezioni jugoslave del 24 settembre hanno riportato la Serbia al centro dei Balcani. Con un repentino cambiamento, le cancellerie occidentali che fino a ieri avevano emarginato e condannato Belgrado, fanno oggi della Serbia il perno della stabilità e dello sviluppo dell’Europa sudorientale. È bastata la caduta di Milosevic per produrre questo miracolo. Finita la demonizzazione, ora la Serbia ritorna a pesare per quello che è, e cioè il paese demograficamente, economicamente e geostrategicamente più rilevante della regione. In particolare, cambia l’approccio alla ricostruzione e allo sviluppo dei Balcani. L’asse fondamentale torna ad essere quello Zagabria-Belgrado, capitali degli unici due veri Stati della regione – il resto sono protettorati o territori di incerto status controllati dalle mafie. Intorno al perno serbo-croato si svilupperà la n u ova strategia regionale del Patto di stabilità. In prospettiva, l’obiettivo è di fare dei Balcani un percorso privilegiato dei rifornimenti energetici prov e n i e n t i dal Caspio via Mar Nero, destinati quindi ad approdare in Occidente via Italia. Per il nostro paese, il nuovo quadro obbliga a sviluppare i collegamenti transa-driatici, finora trascurati, e a proiettare soldi e idee nell’ex Jugoslavia per parte-ciparvi alla costruzione delle nuove infrastrutture e profittare delle prospettive che la pace potrebbe dare all’intera economia regionale. Sullo sfondo, restano però molte incognite, che potrebbero frustrare l’ottimi-smo di queste settimane: l’irrisolta questione del Ko s ovo, e dell’irredentismo albanese in generale (Macedonia compresa), e la permanente tensione fra Serbia e Montenegro. Ma l’occasione per inaugurare un lungo periodo di pace sembra veramente troppo ghiotta per lasciarsela scappare.
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