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N. 1 Gennaio-Febbraio 2003

Indice

  • Elezioni nel Nord Est: prossimi appuntamenti.
  • Corridoi e intermodalità: i pilastri della politica infrastrutturale del Nord Est.
  • Le prospettive economiche del Nord Est.
  • Idee ed atteggiamenti dell’opinione pubblica dei Paesi candidati in vista dell’adesione all’UE.
  • Il Libro Bianco sul Welfare: proposte ed iniziative per contenere l’invecchiamento della popolazione italiana.
  • Pensionati al microscopio.
  • Qui diamo i numeri!

Editoriale

“Il Veneto cambia pelle”, “Signori si cambia, siamo al capolinea”, “Riprogettiamo lo sviluppo”, sono queste le espressioni usate -sempre più frequentemente- per indicare ed enfatizzare una cesura, un contrasto con l’immagine del “modello” Nord Est, “locomotiva d’Italia”.

Ma queste espressioni hanno a che fare con il dibattito sul declino industriale del Paese?

Accade nel Nord Est ciò che è in corso nel Nord Ovest?

Alla crisi della Grande Industria si accompagna ora la crisi delle Piccole e Medie Industrie? Gli indici e gli standard dello sviluppo confermano, anche nel Nord Est, l’esistenza di un rallentamento dei livelli di crescita. Ma questo è frutto di un rallentamento internazionale dell’economia, oppure sottende una crisi più profonda del “modello”?

Dal punto di vista esegetico, le espressioni sopra richiamate, non descrivono -pur coloritamente- la congiuntura, ma indicano come il “modello di sviluppo” , che ha posto le regioni del Nord Est ai vertici delle classifiche della crescita economica sia nazionale che europea, stia concludendo la fase espansiva.

Ma tale modello entra in crisi perché si sono esaurite alcune delle condizioni -oggettive e soggettive- che ne hanno caratterizzato e garantito il successo.

Le incertezze dell’economia non c’entrano, anzi il rallentamento degli scambi consente -quasi per assurdo- al sistema produttivo triveneto di “tirare fiato” e di “ripensare se stesso”.

I problemi del Nord Est sono, nella prospettiva, quelli di “riformulare” lo sviluppo di quest’area, riducendo progressivamente la “quantità” in cambio della “qualità”.

La strada sembra obbligata: per crescere non vi sono più spazi fisici (il territorio è saturo), né vi è più manodopera vicina, disponibile ed orientata scolasticamente e professionalmente a ricoprire ruoli produttivi tradizionali.

La sfida per il Nord Est non è e non sarà tanto combattere il declino industriale, ma qualificare il proprio sistema produttivo, mantenendo ed incrementando funzioni e ruoli aziendali a più elevato contenuto di conoscenza. Occorre ridisegnare il ciclo produttivo, passando dall’uso delle reti relazionali “brevi” alla realizzazione e gestione delle reti relazionali ”lunghe”. I processi di delocalizzazione e di specializzazione spingono fortemente in questa direzione.

Un salto di qualità, che impegna le Piccole e Medie Imprese a investire meno in metri cubi (di capannoni) e più in tecnologie ed in risorse umane, con l’accortezza di indirizzare quest’ultimo investimento in sviluppo di managerialità e di professionalità tecnico-gestionali evolute.

Declinare quantitativamente per crescere qualitativamente.

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