Indice
- La scolarità in Veneto: una rapida rincorsa
- Industria: uno sguardo al di là della congiuntura
- Regionalismo a più velocità: una proposta di revisione "fattibile"
- Infrastutture: la lista è questa
- In Europa si va in treno
- Immigrazione e cittadinanza in Europa
- Qui diamo i numeri!
Editoriale
Strano destino ha il Nord Est. O non se ne parla. Oppure quando se ne parla lo si fa in modo negativo, sottolineandone gli aspetti più eclatanti, dipingendolo di volta in volta protestatario, autonomista, xenofobo, sgobbone, ignorante. Insomma, è proprio vero che il Nord Est è più abituato a fare che a comunicare. E per questo è meno abituato per contrastare gli stereotipi, i pregiudizi, nelle quali è stato ingabbiato. Lo si è visto recentemente. Alla presentazione di una ricerca sul mondo giovanile, chi introduceva i lavori ha fatto, fra le altre, due affermazioni che hanno trovato ampia eco sui mezzi di comunicazione: 1) il livello di istruzione nel Nord Est è più basso del resto d'Italia; 2) nel Nord Est i giovani abbandonano la scuola per andare a lavorare. Paradossalmente, i dati della ricerca dimostravano l'esatto contrario. Negli ultimi anni il livello di istruzione nel Nord Est è cresciuto più rapidamente che nelle altre regioni, e i giovani lasciano in maggiore misura la scuola secondaria per scegliere percorsi di formazione professionale alternativi. Sulla stampa nessuno si è preoccupato però di contestare le due affermazioni. Queste erano coerenti con l'immagine del Nord Est, e quindi meritavano di occupare le prime pagine dei quotidiani. Pochi giorni prima un noto personaggio dell'economia ha accusato le imprese del Nord Est di arretratezza finanziaria: sono poche quelle quotate in borsa. Affermazione in sé vera. Non ci si chiede però se la Borsa è adatta alla piccole e medie imprese, se fa il possibile per avvicinarsi ad esse, o se le imprese preferiscano strumenti finanziari sofisticati e comunque diversi dalla quotazione. Il giudizio autorevole dell'esperto economista è stato rilanciato dai media, accompagnato da previsioni negative sul futuro del sistema produttivo triveneto. Riusciranno imprese sottocapitalizzate, poco innovative, familiari, concentrate in settori immaturi a sopravvivere alle sfide della globalizzazione? Anche in questo caso non ci si è preoccupati di fare alcuna verifica. Si sarebbe scoperto che nella realtà il Nord Est è una delle aree più internazionalizzate dell'economia italiana, quella più integrata nelle reti mondiali. Il settore terziario è cresciuto, e quello secondario ha modificato profondamente la propria struttura: pesano meno alcune produzioni, e altre hanno assunto una importanza maggiore. Certo spesso gli stereotipi contengono una parte di verità. Tuttavia, quando il loro uso è ripetuto nel tempo, quando diventa un metodo meccanico di lettura, tendono ad isterilirsi. E, invece che aiutare la comprensione, ingabbiano la realtà, ne fanno filtrare solo alcuni aspetti, quelli più noti. O, peggio, solo quelli che confermano lo stereotipo medesimo. A questo punto, gli stereotipi mutano in pregiudizi, attraverso i quali esprimere valutazioni, più spesso in negativo. Diventano un modo facile, gratuito, scontato, di descrivere qualcosa che non si capisce o che non si vuole capire.
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