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N. 2 / 2006

Indice

  • Enel e le sfide del settore energetico. Principi di un liberalismo autentico di Fulvio Conti (Amministratore delegato di Enel Spa)
  • La Cina alla conquista del mondo. Non è con il protezionismo che si vince la sfida di Alberto Forchielli (Presidente Osservatorio Asia)
  • Il protezionismo negli Stati Uniti ed i suoi effetti sull'economia americana di Dominick Salvatore (Distinguished Professor of Economics Fordham University New York)
  • Quando il liberismo non genera equilibrio e ricchezza di Giuseppe Covre (imprenditore e parlamentare Lega Nord)
  • Qui diamo i numeri!
  • Credits

Editoriale

di Giampaolo Pedron

 

Il mercato è in grado di regolare se stesso? Può generare da sé regole virtuose?

Oppure, il “mercator” deve accettare dalla polis - non importa se nazionale, continentale o mondiale - un apparato di norme e regole, che guidino il mercato, salvaguardando il consumatore, il produttore e colui che esegue le transazioni?

La globalizzazione degli scambi e delle culture, l’ascesa di grandi Paesi in grado di competere con i tradizionali attori dell’economia mondiale, la competizione feroce, che sposta continuamente il terreno delle sfide, il sempre più problematico approvvigionamento delle fonti energetiche hanno rimesso al centro del dibattito economico e dell’agenda politica il tema del liberalismo e del protezionismo.

Trasversali correnti di pensiero percorrono le scuole economiche, gli schieramenti politici, le rappresentanze organizzate degli interessi. Chi tra gli operatori economici non si dichiara liberale?

Ma se la competizione, la struttura dei costi del concorrente, la disinvoltura di politiche emergenti ne colpiscono l’interesse vitale, allora si invocano regole, si chiede alle istituzioni ed alle grandi burocrazie regole che proteggano, che vincolino, che stabiliscano standard tecnici per limitare la penetrazione di certi prodotti.

Si guardi bene: è una reazione legittima, come sul piano sociale sono legittime le paure di perdere il lavoro ed i livelli di sviluppo e di consumo raggiunti, di smarrire le tradizioni, la memoria storica, le identità.

E’ giusto allora che si dibatta, che si discuta. Le scuole di pensiero hanno sempre fatto crescere gli uomini, le società, i livelli della democrazia economica, sociale ed istituzionale.

Opinioni a confronto sui grandi temi dell’energia, della competizione, delle libertà e delle regole: ecco le pagine che seguono.

Le testimonianze raccolte tratteggiano il poliedrico volto del dibattito. Un dibattito che non impegna solo gli economisti, gli studiosi, gli specialisti.

Ormai i temi dell’economia e dello “stare assieme” in un mondo senza confini e per tale ragione vissuto come troppo promiscuo, sono nel pensiero di molti. Ecco allora il sogno-nostalgia di un mondo diviso e protetto da mari, da muraglie, dai “valli”, dalle dogane, dai dazi.

Ogni Paese, anche il più liberale, è fortemente tentato da atteggiamenti difensivi. Chi non coltiva questo sentimento sono i Paesi emergenti, in forte sviluppo, i nuovi “conquistatori”. Del resto l’appannamento delle istituzioni politiche ed economiche mondiali è figlio e generatore di spinte protezioniste.

Nell’ansia generata dalle trasformazioni epocali vi è insita una grande domanda di politica, che abbia un disegno globale, che indichi e corregga costantemente la direzione di marcia, che comprenda e componga i conflitti, che “democratizzi” gli scambi.

Il mercato è il “luogo” migliore in cui l’uomo moderno possa coniugare libertà e sviluppo. Ma solo un mercato retto da regole negoziate assicura la democrazia economica, ridisegnando i vantaggi e le criticità.

La crescita mondiale non può più prescindere dallo sviluppo sostenibile, diffusivo e meno predatore. 

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