Indice
- Un nuovo progetto per il Nord Est: una rete con al centro Venezia ed una nuova politica con vocazione europea
- Elezioni in Friuli-Venezia Giulia: le dinamiche del voto e i perchè del successo di Illy
- Il Corridoio paneuropeo n. V: sfide ed opportunità per il Nord Est
- La nuova collocazione delle imprese nei mercati internazionali
- Qui diamo i numeri!
Editoriale
In questi mesi, complice una congiuntura economica sfavorevole, si è tornati a riflettere con maggiore intensità sulla situazione e sui destini futuri del Nord Est. Da un lato, le Assemblee degli industriali, dall’altro le Camere di commercio e l’Unioncamere del Veneto, da ultimo – certo non per importanza – il Patriarca di Venezia hanno posto l’accento (chi con maggiore, chi con minore enfasi) sulle criticità che le tre regioni stanno evidenziando. Di più, lo stesso Piano Regionale di Sviluppo della Regione Veneto ha sottolineato come esso debba “offrire strumenti concettuali e operativi utili ad affrontare una discontinuità che (…) impone un esame critico del percorso fatto sin qui” (pag. 11). Coerentemente con queste indicazioni, lo stesso Rapporto annuale della Fondazione Nord Est ha messo l’accento sui limiti, ma soprattutto sui segnali nuovi di trasformazione dell’economia e della società.
Ora, alcuni hanno voluto leggere (senza, probabilmente, avere effettivamente letto) in queste relazioni e rapporti un requiem per il modello (sic!) di sviluppo e vaticini di catastrofismi prossimi venturi. In realtà, esiste ormai una sostanziale comunanza di vedute sulla fotografia dei problemi e sull’analisi delle cause. Ed anche per quanto riguarda i possibili indirizzi per lo sviluppo futuro le indicazioni di massima sono sufficientemente coerenti fra loro. Basterebbe avere la pazienza e il tempo di leggersi i diversi documenti per rendersi conto di ciò. E pensare che l’esistenza di questa comune visione, già da sola, segnala un passo decisamente in avanti per una realtà dai mille campanili (e dai mille capannoni)! Ma tant’è: i pre-giudizi costituiscono una scorciatoia facile per interpretare la realtà, ma spesso portano fuori strada.
Piuttosto, sarebbe necessario soffermarsi sulle diverse prospettive di intervento, perché è da lì che scaturisce la differenza vera delle diverse analisi sul Nord Est. Ovvero, estremizzando, fra quanti sostengono si tratti di una leggera malattia passeggera e quanti diagnosticano (rimanendo nella metafora medica) una sorta di scoliosi e che serva raddrizzare la spina dorsale. Fuor di metafora, fra coloro che suggeriscono solo piccoli interventi di maquillage, tanto poi tutto si aggiusterà e comunque va tutto bene, e quanti, invece, auspicherebbero interventi più strutturali.
Sostenere la volatilità delle difficoltà, portando a sostegno della tesi (soltanto) le buone performance del mercato del lavoro nordestino, appare un po’ poco. Appaiono più consistenti, invece, gli altri indicatori per i quali le fondamenta della società e dell’economia di quest’area conoscono un’erosione e, contemporaneamente, un “cambiamento di pelle”: popolazione, immigrazione, infrastrutture, dimensioni d’impresa, prodotto interno lordo, produttività, commercio con l’estero e così via. Questi fattori indicano che esiste un’erosione, ma anche una trasformazione. E che, diversamente da prima, questa trasformazione non può procedere da sola, ma va accompagnata con il concorso di tutti.
| NL_3_2003.pdf | 147 K |


