Indice
- Una valutazione "a prescindere"?
di Maurizio Rasera (ricercatore Veneto Lavoro) - Legge Biagi e precarietà del posto di lavoro: una leggenda senza fondamento
di Giorgio Usai (Direttore Area Welfare di Confindustria) - La contrattazione collettiva e il DL 276
di Giorgio Santini (Segretario Confederale CISL) - L'attuazione della legge Biagi
di Sergio Trevisanato (Presidente Isfol) - La formazione permanente: un diritto-dovere dei lavoratori, delle imprese e del Sistema Paese
di Andrea Ranieri (Responsabile Dipartimento Scuola Università e Ricerca dei Democratici di Sinistra) - Da società di fornitura di lavoro temporaneo a agenzie per il lavoro in piena regola
di Michele Adt (Direttore marketing e comunicazione Metis Spa) - Legge Biagi ed e-recruting
di Silvia Zanella (Responsabile comunicazione Monster Italia) - Qui diamo i numeri!
Editoriale
di Auro Palomba
Rimandata a settembre. A quasi due anni dalla sua introduzione, la cosiddetta Legge Biagi non ha ancora trovato un giudizio definitivo presso gli addetti ai lavori, un gioco di parole mai come in questo caso appropriato. Nessuno osa bocciarla, perché è evidente a tutti che il mondo va verso una maggiore flessibilizzazione del lavoro, ma nessuno riesce ancora a promuoverla definitivamente, se non coloro come le agenzie interinali che ne hanno beneficiato direttamente. E fa impressione l’emergere dai dati della ricerca di Monster.it qui pubblicata come siano invece i lavoratori, in specie i giovani, a cercare in controtendenza rispetto ai loro coetanei dei paesi più evoluti il “posto sicuro”.
Ma in questo caso probabilmente usciamo dal seminato per entrare in un altro campo, che riguarda la disponibilità degli italiani a mettersi in gioco, a trasferirsi, a rendere più flessibile la propria vita seguendo gli standard anglosassoni. Tema che magari rimandiamo ad un’altra newsletter sull’educazione.
Qui invece vogliamo capire se un passo avanti sia stato fatto, e da questo punto di vista ci sembra che il giudizio sia unanimemente positivo. E’ altrettanto chiaro che ci sia ancora molto da fare, dal punto di vista della formazione, dell’incrocio domanda-offerta, anche dell’attitudine delle imprese a cogliere solo i benefici e mai i doveri portati da una più completa offerta di contratti di lavoro a tempo determinato.
Ora si annuncia a detta degli esperti un autunno caldo. Molte aziende hanno già previsto riduzioni e esuberi e l’attenzione si sta facendo alta, soprattutto a fronte di una congiuntura economica che rischia di pagare pesantemente il caro-petrolio. E’ quando i giochi si fanno duri che si verificano le posizioni delle parti in causa. L’occasione potrebbe essere ghiotta per esacerbare gli animi, oppure per dare un segno di maturità cercando solo di perfezionare un canovaccio che sembra tenere allo stato dei fatti.
Dunque settembre con la ripresa del lavoro nelle grande fabbriche e delle relazioni sindacali, e poi ottobre e gli altri mesi che ci separano dalla fine dell’anno. L’augurio è che con qualche aggiustamento la Legge venga promossa dalle parti in causa e che non si butti l’acqua con il bambino. Il grande rischio è un altro passo indietro nelle classifiche mondiali di competitività, dove l’Italia pecca fra le altre cose proprio nella flessibilità.
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