Indice
- La via croata alla democrazia
- Infrastutture: quale ruolo per le le imprese italiane?
- La nuova primavera croata
- Croazia: scheda paese
- Qui diamo i numeri!
Editoriale
Balcani: una pace difficile
Era la sera del 24 marzo 1999. Dopo mesi di massacri, violenze, stupri serbi ai danni della popolazione kosovara di origine albanese, e 890.000 profughi, iniziavano i bombardamenti aerei della NATO sulla Serbia, continuati ininterrottamente per 78 giorni (10.484 i raid aerei compiuti e 23.614 le bombe sganciate). E' passato appena un anno dalla fine di una strana guerra, combattuta nei cieli, senza alcuno contatto diretto fra i soldati occidentali e quelli serbi. E' finita la guerra, ma non è cominciata la pace. Anzi, si moltiplicano le difficoltà. Il Kosovo resta una regione instabile, percorsa da odi e scontri etnici, sebbene le parti ora si siano invertite con i serbi nella parte delle vittime. Milosevic è ancora al comando della Serbia, e da lì continua a espandere veleni nazionalistici che inquinano l'atmosfera dell'intera area, con il rischio sempre presente dell'esplodere di nuovi conflitti in Montenegro o in Macedonia. Le incertezze strategiche, la poca chiarezza sugli obiettivi da raggiungere, che avevano accompagnato l'operazione NATO, si riflettono sui tentativi di ricostruire e pacificare la regione. In un rapporto congiunto del responsabile della politica estera dell'Unione Europea, Javier Solana, e del commissario per le relazioni esterne, Chris Patten, si parla di: dispersione degli sforzi su troppi progetti, scarso coordinamento fra le istituzioni coinvolte, eccesso di organizzazioni internazionali presenti in Kosovo, processi di decisione lenti e complessi, elevato grado di duplicazione. Non ha senso chiedersi ora se è stato giusto intervenire in Kosovo. Ha senso invece riflettere sugli errori compiuti e sull'approccio adottato dall'Occidente. E soprattutto cogliere le nuove prospettive aperte da altri eventi, dai possibili effetti positivi per i Balcani. In particolare dall'uscita di scena di Tudjman in Croazia, amico e nemico di Milosevic, portatore come lui di pericolose ideologie etnonazionaliste. La Fondazione Nord Est, dopo il convegno dello scorso ottobre a Trieste, continua a mantenere aperta una finestra sui Balcani, una sorta di osservatorio, in collaborazione con LimEs, la più prestigiosa rivista di geopolitica italiana. Frutto della collaborazione è questo numero della nostra newsletter, interamente dedicato allo scenario del Sud Est Europa, con un focus sulla Croazia. Al tema dei Balcani riserveremo almeno un altro numero di NE nel corso dell'anno, e nello stesso tempo organizzeremo, sempre insieme a LimEs, incontri e seminari di approfondimento. Il primo il 12 maggio a Venezia con l'ambasciatore Richard Sklar, responsabile per gli Stati Uniti della ricostruzione dei Balcani.
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