Indice
- Il dibattito sulla ripresa. Un'analisi delle performance recenti nel Nord Est di Silvia Oliva e Alessandro Rigoni (ricercatori Fondazione Nord Est)
- Una agenda per l'imprenditore di Giorgio Brunetti (Consigliere Scientifico Fondazione Nord Est)
- Un nuovo posizionamento dell'industria italiana: l'industria su misura di Innocenzo Cipolletta (Responsabile Scientifico Fondazione Nord Est)
- Qui diamo i numeri!
- Credits
Editoriale
di Giampaolo Pedron
La presentazione della Legge finanziaria 2007 da parte del Governo ha aperto un intenso, quasi “furente” dibattito fra le forze politiche, le rappresentanze sociali, le componenti stesse della società. Così è sempre stato, così sempre sarà. Questo numero della nostra Newsletter riporta l’attenzione su uno dei principali “motori dello sviluppo”, l’impresa. E la osserva, non tanto nel contesto delle politiche economiche del Paese, quanto nelle dinamiche che essa stessa produce, grazie al suo stare nei mercati e nel lasciarsi quotidianamente interpellare da essi.
Che vi sia negli imprenditori la voglia di ritornare nell’impresa, di giocarsi in essa, quasi a prescindere dal contesto politico che li circonda? Dopo gli anni dell’impegno “in politica”, dopo i movimenti e le rivendicazioni contro Parlamento e governi distratti, che vi sia la convinzione tra gli imprenditori che lo Stato è irreformabile? Allora ri-occupiamoci delle imprese, rendiamole più efficienti e competitive.
Salviamo le imprese, visto che la politica non pone al centro la produzione della ricchezza, ma la sua redistribuzione? Non il risanamento strutturale e la modernizzazione, ma l’aumento delle entrate, toccando – in base ad una visione ideologico-politica – i segmenti della società e dell’economia, che più sono distanti dalla propria rappresentanza elettorale?
Rimangono interrogativi, carichi di suggestione. Come tali li lasciamo alle convinzioni di ognuno. Tre appaiono, oggi più di ieri, le grandi sfide della competizione globale: l’innovazione, l’internazionalizzazione, la crescita dimensionale (in altre parole crescer per meglio competere). Queste tre grandi sfide sono entrate nell’agenda dell’imprenditore. Egli sa di non poter prescindere da esse. Egli sembra essere consapevole che dovrà spesso agire da solo (potremmo al riguardo parlare della solitudine dell’homo economicus di fronte all’incomprensione dell’uomo “burosaurico”). I lunghi anni di stagnazione hanno selezionato, purtroppo con significative conseguenze sociali, le imprese e le produzioni. Quelle che non avevano possibilità di competere hanno chiuso. Ora si è impegnati a “sfruttare” la ripresa, con tenacia, ad ogni costo. E si agisce sull’organizzazione aziendale, rendendola più efficiente. Ritorna in primo piano l’obiettivo della produttività, non solo diminuendo i costi, ma aumentando gli investimenti. Si fa strada, anche presso i piccoli imprenditori, la centralità del prodotto. Non si può più scaricare inefficienze, utilizzando manodopera generica ed a basso costo. L’innovazione deve modellare la risorsa umana, certi che investendo sulla conoscenza si può riprendere la difficile strada della competizione.
L’internazionalizzazione richiede imprese più strutturate, più “grandi”, almeno nella visione e nella cultura aziendale. L’impresa si deve aprire, nell’assetto societario, all’uso di nuovi mezzi finanziari, alla capacità di capire un mondo che cambia troppo velocemente e che non premia i ritardatari, in quanto non esistono più “zone franche”. Queste purtroppo sono rimaste territorio della pubblica amministrazione e della rendita speculativa. Un Paese che ponesse l’impresa al centro delle sue politiche aiuterebbe a fare grandi passi in avanti. Ma così sembra non andare. Permangono – per tornare alla finanziaria 2007 – vecchie logiche ed un’accertata impossibilità ad agire sui grandi nodi del debito pubblico e sull’immobilità della società italiana. Le imprese – almeno quelle che si sono messe in gioco – si salveranno. E questa sarà – ancora una volta – una grande fortuna per l’Italia. Ma si salveranno da sole. Ed il Paese? Lasciamo aperto l’interrogativo a chi ci governa, ma anche al cittadino che è in ognuno di noi. Perché si faccia una ragione ed agisca.
| NL_3_2006.pdf | 303 K |


