Indice
- Aspettando Godot... in autostrada
- La proposta di legge della Regione Veneto per i "distretti produttivi"
- Nord Est: intensità di lavoro e rendimenti decrescenti del benessere
- I settori e le caratteristiche delle imprese attive del Nord Est
- Qui diamo i numeri!
Editoriale
Trasformare le reti “informali” in reti “formali”. E’ la sfida strategica di fronte alla quale si trovano oggi i distretti industriali. Questo numero della newsletter da la priorità ad un sintetico esame delle politiche regionali riferite ai distretti. Il loro scopo è sostenere lo sviluppo di un modello d’organizzazione unico, frutto di una miscela straordinaria di vari ingredienti: culturali, economici, ambientali. L’approccio, condivisibile, è di considerare i distretti una risorsa di tutti. Finora i distretti sono stati visti come un “fenomeno” imprevisto ed inspiegabile. Per quanto ci si sia affannati a studiarli, nessuno è ancora stato capace di rispondere alla domanda: perché sono nati i distretti? Non a caso i tentativi di clonarli non hanno dato molte soddisfazioni. Forse, parafrasando Marshall, dipenderà da qualcosa che si respira nell’aria, certo è che c’è una componente immateriale, impercettibile – ma reale – alla base dell’affermarsi qui, nel Nord Est, del modello distrettuale. Quest’elemento è probabilmente dato dalla fitta rete di rapporti “informali”, e quindi non programmati, che attraversa i distretti e ne costituisce la trama nascosta. Al punto che distretto e rete si potrebbero considerare due sinonimi. Un distretto non è la banale sommatoria delle imprese che lo compongono. Queste imprese sono connesse fra di loro da una rete di relazioni produttive, sociali, amicali. E’ questa rete di relazioni che rende il distretto una comunità vitale, fatta di imprese e soprattutto di persone. Comunità, relazioni, rete sono proprio le caratteristiche principali di un altro mondo, solo in apparenza distante dai distretti industriali, quello di internet. Purtroppo la crisi della new economy ha fatto perdere di vista queste caratteristiche, e ci si è così dimenticati che Internet è essenzialmente un sistema per comunicare, per mettere in relazione fra di loro persone e organizzazioni. Un sistema dal quale i distretti potrebbero trarre grandi vantaggi, anche in termini di aumento dell’efficienza e di riduzione dei costi. Proprio perché c’è una corrispondenza profonda fra distretti e Internet. Eppure, se si esclude qualche sporadica esperienza, ad esempio nel distretto dell’occhialeria del bellunese, ben poco si sta facendo. L’ostacolo principale è rappresentato dalla scarsa fiducia. Ciò può apparire paradossale. Eppure quando si cerca di consolidare la rete di relazioni, dando formalità a rapporti fino ad oggi informali, ci si scontra con una forte diffidenza delle imprese appartenenti ad un medesimo distretto a collaborare fra di loro. E’ come se facessero fatica ad accettare l’idea della trasparenza che Internet porta con sé. All’origine c’è la paura di perdere qualcosa. Questa difficoltà la s’incontra in qualsiasi tentativo di mettere insieme più imprese di uno stesso distretto intorno ad un obiettivo comune. Siamo probabilmente di fronte ad un salto culturale. Le imprese, e quindi gli imprenditori, non hanno capito quanto oggi sia importante muoversi secondo logiche condivise. La complessità del contesto esterno dovrebbe spingerle ad abbandonare gelosie prive di senso, soprattutto se il problema non è la sopravvivenza della singola impresa, ma dell’intero distretto del quale fa parte.
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