Indice
- Viva la delocalizzazione!
di Frédéric Lemaitre (Le Monde) - Innovazione, ricerca, internazionalizzazione: il futuro dell'economia del Friuli-Venezia Giulia
di Enico Bertossi (Assessore alle attività produttive Regione Friuli-Venezia Giulia) - La via "trentina" all'internazionalizzazione
di Adriano Dalpez (Presidente CCIAA di Trento) - Il ruolo delle istituzioni: guida e governo dei processi di internazionalizzazione
di Marino Finozzi (Assessore alle politiche per la piccola e media impresa Regione del Veneto) - Quattro tipologie di "imprenditore internazionalizzato"
di Diego Gallo (Segretario Generale CGIL Veneto) - I mercati esteri: veicolo della ripresa
di Cinzia Palazzetti (Presidente Unione degli Industriali di Pordenone) - Per il Trentino un modello di internazionalizzazione "sui generis"
di Gianluca Salvatori (Assessore alla programmazione, innovazione e ricerca Provincia Autonoma di Trento) - No alla delocalizzazione "selvaggia". Sì all'internazionalizzazione
di Vendemiano Sartor (Presidente Confartigianato Veneto) - Friuli-Venezia Giulia: ora le imprese devono crescere!
di Norberto Urli (Segretario Cisl Friuli-Venezia Giulia) - Qui diamo i numeri!
Editoriale
A Stefano Pernigotti
Stefano era sodale della Fondazione Nord Est, un compagno di viaggio. Nelle settimane scorse, purtroppo, Stefano Pernigotti ha smesso di accompagnarci. Ha intrapreso un altro percorso, a noi non visibile. Non per sua volontà, ma a causa di un male incurabile al quale si è opposto fino all’ultimo tenacemente, con quella volitività e determinazione che gli abbiamo sempre visto mettere in campo quando c’era una sfida da affrontare, un obiettivo da raggiungere. Purtroppo, la sfida che la malattia gli ha posto di fronte l’ha fisicamente sopraffatto: ce l’ha sottratto precocemente, troppo presto.
A Stefano la Fondazione Nord Est, e non solo, deve molto. Ha contribuito in modo determinante alla sua ideazione e realizzazione. È stato una delle anime di questa affascinante sfida culturale. Con lungimirante lucidità aveva intuito che la costruzione di un istituto, promosso dai ceti produttivi, ma autonomo e scientificamente legittimato, in grado di studiare e rappresentare le dinamiche sociali ed economiche di quest’area, avrebbe potuto offrire e sedimentare un’identità ad un’area forte economicamente, ma disarticolata. Avrebbe potuto delineare con precisione le caratteristiche del Nord Est, spesso letto dall’esterno in modo superficiale, come marginale e folkloristico. Avrebbe potuto realizzare quelle analisi utili alla programmazione dello sviluppo delle nostre regioni, in una proiezione internazionale.
Per questi obiettivi, “Perni” – così chiamavamo scherzosamente Stefano – si è speso con sagacia, con la professionalità e la capacità di persuasione e di costruzione di relazioni che gli erano proprie. E, come sempre, dietro le quinte, in modo quasi defilato, ma ordendo sapientemente le trame più opportune. Come colui che agisce mosso da una passione intellettuale e civile, perché crede in un progetto culturale, a servizio di un territorio. Come pochissimi sapevano e sanno fare.
Questa stessa News Letter, che ha ideato e guidato, era una sua creatura: dall’impostazione grafica, al taglio degli articoli, ai contenuti che discutevamo nelle riunioni di redazione. Con la sua capacità di cogliere anticipatamente i segnali dei cambiamenti e riversarli in questi pochi fogli tenuti assieme da una semplice graffetta. Con l’intenzione di diffondere in modo agile ed elegante (perché questi erano i tratti di Perni) un sapere, una conoscenza fondata su analisi e ricerche. Con l’obiettivo di offrire al ceto dirigente uno strumento di comprensione delle trasformazioni.
La Fondazione Nord Est, la News Letter, sono solo alcune delle eredità che Stefano ci lascia. In queste, ma non solo, rimane la sua intuizione, la sua anima, il suo sentimento intellettuale e civile che continuerà ad accompagnarci in questa impresa culturale. Il nostro impegno è tenere viva la passione che lui ci ha trasmesso.
| NL_4_2004.pdf | 187 K |


