Indice
- L'euro e la competitività dell'Italia: dov'è il nesso?
di Lorenzo Bini Smaghi (Membro del Comitato Esecutivo Banca Centrale Europea) - La disaffezione degli italiani nei confronti dell'euro
di Luca Paolazzi (Il Sole 24 ore) - La Francia vittima della mancanza di competitività
di Richard Heuzé (corrispondente di Le Figaro in Italia) - Il caso inglese: non è la sterlina a fare la differenza
di Tony Barber (corrispondente del Financial Times in Italia) - La Germania con l'euro ha perso. Ma non se ne lamenta
di Tobias Piller (Corrispondente dall'Italia di Frankfurter Allgemeine Zeitung) - Gli imprenditori del Nord Est e l'euro. Segnali di pragmatismo
di Federico Ferraro (ricercatore Fondazione Nord Est) - Qui diamo i numeri!
Editoriale
di Auro Palomba
Per essere delusi bisognava essersi illusi. Illusi che una moneta unica potesse da sola risolvere i problemi strutturali della nostra economia. E, invece, così non è successo, come non poteva ovviamente succedere.
Quattro Paesi a confronto, quattro diverse impostazioni e visioni. Mai come nella questione dell’euro si notano i caratteri che contraddistinguono il modo di intendere la vita e l’economia di italiani, francesi, tedeschi e inglesi. I primi tre, che hanno deciso fin dal principio di entrare nella moneta unica europea, sono convinti che questa sia una delle ragioni (se non la principale) dell’attuale fase di congiuntura negativa. Ma se i francesi si sentono quasi offesi per esserci caduti dentro, i tedeschi soffrono ma non si lamentano, gli italiani (almeno a livello politico) tentano di addossare all’euro colpe che sicuramente non ha, come dimostrano con efficacia gli scritti qui raccolti del nostro commissario presso la Banca Centrale Europea, Lorenzo Bini Smaghi, e di Luca Paolazzi. Gli inglesi, ovviamente soddisfatti, dicono che le attuali fortune della loro economia sono indipendenti dal mancato ingresso nella moneta unica, e quasi certamente hanno ragione.
Comunque indietro non si torna, e allora sarà opportuno che il nostro Governo dia finalmente il via a quelle riforme strutturali utili ad aiutare la nostra economia, e che la Banca Centrale Europea sia più veloce nel contrastare i movimenti del dollaro, che sembra sempre essere il vero motore del mercato dei cambi.
Due leve necessarie se si vorrà tornare a essere competitivi, e che se ben utilizzate toglieranno finalmente dal banco degli imputati l’euro, che nel frattempo sarà diventato familiare alla maggior parte degli europei.
Senza contare che, per fortuna, manca sempre la risposta allo scenario opposto. Ovvero, che cosa sarebbe successo se ne fossimo rimasti fuori? L’illusione (questa sì, è un vero e proprio abbaglio) di tornare indietro, di tornare alla lira, non sarebbe un toccasana per la nostra economia, anzi. Sarebbe come passare dall’illusione all’incubo.
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