Indice
- Il comportamento degli elettori in Veneto il 13 maggio 2001
- Verso il declino dell'originalità regionale?
- Nord Est: una crescita meno brillante
Editoriale
Cos’è successo alle elezioni del 13 maggio 2001 in Veneto? Quali orientamenti sociali ha suscitato? Quali mutamenti di atteggiamento e di comportamento? Si tratta di domande utili e interessanti, per gli attori e per gli osservatori politici, ma anche per gli analisti e gli studiosi. In primo luogo, perché si tratta di “elezioni critiche”, secondo la nota definizione degli studi elettorali. “Critiche” prima ancora di venire svolte, in quanto caratterizzate da grande mobilitazione mediatica e da un bipolarismo “personale”. Fondato sull’identificazione fra schieramenti e leaders. Perché, inoltre, centrate sull’alternativa impostata su una figura specifica: Berlusconi. Indicato come punto discriminante, come linea di confine non solo fra visioni della politica, ma anche fra sistemi di valore. Poi c’è l’interesse del “caso Veneto”. Da sempre considerato “specifico” e al tempo stesso esemplare. Fino agli anni 70 idealtipo delle “zone bianche”, caratterizzate da concentrazione e continuità del voto alla Democrazia Cristiana. Una situazione che rifletteva il legame della società con l’identità e l’organizzazione del mondo cattolico. Poi, a partire dagli anni ’80, e in modo più evidente negli anni ’90, “zona verde”: luogo del voto autonomista, in particolar modo alla Lega, della protesta anticentralista, della critica al sistema politico e allo stesso stato nazionale. Nel 2001, cosa avviene rispetto a questi modelli di riferimento? Quali mutamenti, quali elementi di continuità si registrano? La lettura dei dati dell’indagine cerca di offrire qualche risposta a questi quesiti. E, al tempo stesso, mira a chiarire il significato del risultato elettorale in Veneto; i processi che lo hanno accompagnato a livello politico, sociale e soggettivo.
| NL_maggio_2001.pdf | 50 K |


