Indice
- Referendum in Friuli-Venezia Giulia: nel 2003 si voterà con la vecchia legge
- Referendum di Bolzano: a dieci anni dalla chiusura del Pacchetto, ambigui segnali di convivenza
- Più vincitori che vinti: la seconda opportunità della Germania rosso-verde
- La logistica si è fermata a Mestre
- "Stabilitas loci", ovvero della flessibilità stabile
- Dal Patto per l'Italia un Patto per il Friuli-Venezia Giulia?
- Qui diamo i numeri!
Editoriale
Il “laboratorio Nord Est” non smette di offrire spunti di riflessione sui mutamenti del panorama socioeconomico nazionale ed estero. Le continue sollecitazioni a cui il modello distrettuale di quest’area è sottoposto, spingono alla elaborazione di proposte che si prefiggono di aggiornare ed innovare il sistema interregionale. Rappresentanza politica e relazioni industriali sono due settori sensibili esposti, per motivi diversi, alle evoluzioni di società ed economia. L’esito referendario del Friuli – Venezia Giulia, ha sottolineato come la rappresentanza politica sia in una fase di movimento e che ormai ogni Regione può decidere il proprio sistema elettorale e che l’elezione diretta del presidente sia considerata la via preferita dall’elettorato. Questo risultato è destinato ad avere un risvolto importante anche a livello nazionale. Pensando all’introduzione di formule correttive, questa indicazione potrebbe, infatti, ri – orientare le future decisioni di altre Regioni. Ma le energie sociopolitiche sottese alla società del Nord Est, si sprigionano con modalità che fanno anche riflettere sulla coesione complessiva del modello di sviluppo e che mettono in crisi le rappresentanze politiche di governo locale. Come nel caso del referendum di Bolzano, dove la proposta del Comune di cambiare il nome di una della piazze principali della città, ha fatto da volano alla promozione di un referendum per la cancellazione dell’iniziativa della giunta, con una forte polarizzazione linguistica e partitica da parte dell’elettorato. Mentre, per quanto concerne la richiesta di una logistica e di infrastrutture adatte al sistema del Nord Est molte decisioni sono ancora ai nastri di partenza, anche in questo settore, immaginare soluzioni innovative rappresenta un imperativo. Inoltre, il “laboratorio Nord Est” suggerisce nuove modalità di relazioni industriali e nuove domande di aggiornamento delle posizioni contrattuali. Se i contratti a termine hanno permesso sino ad oggi l’inserimento di molti lavoratori, le congiunture sociali ed economiche impongono innovazione ed aggiornamento dei contratti stessi. Occupazione e reddito non sembrano più risultare soluzioni di medio – lungo periodo. La domanda che emerge assume la forma di un miglioramento delle condizioni “fisiche” e relazionali: stabilità contrattuale e flessibilità concordata diventano, quindi, soluzioni percorribili per il futuro. Immaginare nuove soluzioni occupazionali “locali”, partendo dal Patto per l’Italia, rappresenta un esperimento interessante per costruire un dialogo industriale al passo dei mutamenti socioeconomici regionali. L’area del Nord Est risulta, oggi più che mai, fortemente caratterizzata da una particolare vitalità e sensibilità verso i mutamenti politici e socioeconomici. Mutamenti che suggeriscono una particolare suddivisione fra coloro i quali vedono il mondo come è e si chiedono il perché e, soprattutto, coloro i quali immaginano il mondo come dovrebbe essere e si chiedono: perché no?
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