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N. 5 Settembre-Ottobre 2003

Indice

  • Piano Regionale di Sviluppo e Euroregione: strumenti per il futuro del Nord Est
  • A Trento e Bolzano è il tempo delle conferme. Un'analisi del voto del 27 ottobre
  • Il Nord Est e le sfide della internazionalizzazione
  • Un'altra ottica per Belluno
  • Qui diamo i numeri!

Editoriale

È tempo di bilanci. Un altro anno, vissuto (quasi) pericolosamente volge al termine. Un anno caratterizzato da forti incertezze sui mercati internazionali, con una ripresa evocata a più riprese (si scusi il gioco di parole), che ha fatto capolino più volte, ma che ancora non sembra decidere di manifestarsi appieno. Viviamo in una fase di transizione, in cui i segnali negativi si alternano a quelli positivi. Però non in modo sequenziale, uno dopo l’altro, ma insieme, nello stesso tempo. Ed è questo, forse, che dà il senso del disorientamento. Perché non si comprende bene quale sia la direzione intrapresa. Questa, però, è la condizione nella quale ci troviamo: una condizione “paradossale”, dove segnali contraddittori sono presenti nel contempo. È necessario evitare di affrontare la comprensione dei diversi eventi in modo sbrigativo e superficiale, solo perché c’è l’urgenza di offrire delle risposte. Certo, le decisioni devono essere prese in tempi plausibilmente rapidi, ma ben valutando le diverse situazioni.

Il Nord Est non è esente da questo momento, anzi. Proprio perché abbiamo a che fare ancora oggi con un vero e proprio laboratorio, a maggiore ragione vanno considerati con attenzioni i molti indicatori che segnalano, appunto, una condizione articolata. Ad esempio, le imprese del settore industriale stanno soffrendo più di altre la concorrenza internazionale, ma non tutte. Soffrono alcuni settori, soprattutto quelli più maturi. Ma, all’interno di quelli maturi, non tutte vanno male, perché quelle imprese che hanno investito in tecnologia e ricerca, che hanno fatto innovazione e formazione, oggi sono ben posizionate sui mercati. Dunque, a risentire del “virus influenzale della difficoltà” sono le parti più deboli della struttura produttiva, quelle che si sono attardate sui successi conseguiti in passato. Ma un’attenzione va posta: pensare che sia sufficiente attendere che il “virus” perda la sua forza, perché il Nord Est ha ancora in sé le risorse necessarie, potrebbe non essere sufficiente. Il “corpo” (produttivo e sociale) sta mutando più rapidamente di quanto non si pensi e, proprio per questo motivo, abbisogna anche di un po’ di vitamine per superare il “virus” e crescere in modo armonico.

 

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