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N. 5 / 2006 - Le politiche di liberalizzazione: uno strumento a sostegno dello sviluppo?

Indice

Proposte e azioni per un'Italia al passo con i tempi di Pierluigi Bersani (Ministro dello Sviluppo Economico)

Le pseudoliberalizzazioni nascondono l'oppressione fiscale di Renato Brunetta (Europarlamentare)

Il decreto Bersani agli occhi delle imprese: una spinta virtuosa al libero mercato di Emma Marcegaglia (Vice Presidente Confindustria)

L'opinione dei farmacisti: un decreto sbagliato nel metodo e nei contenuti di Giorgio Siri (Presidente Federfarma)

Liberalizzazioni: dove sono? Quali vantaggi per i consumatori? A chi vanno i benefici? di Sergio Veroli (Vice Presidente Federconsumatori)

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  • Editoriale

    di Auro Palomba

     

    Non è questione di essere di destra o di sinistra. È una questione di sopravvivenza. O il nostro Paese si apre alle liberalizzazioni oppure muore. Per cui risultano speciose le polemiche e le schermaglie sui metodi: per una volta l’Italia e gli italiani dovrebbero trovare compattezza verso un obiettivo inderogabile e mettere da parte le proprie esigenze e le proprie rendite di posizione. Invece, ogni volta che un governo, di qualsiasi coalizione o colore, tenta di mettere mano a un settore difficile come il mercato, la forza e il peso delle corporazioni sembrano far pendere sempre la bilancia dalla parte di chi non vuole rinunciare a nulla. In passato e ancora in questi giorni.

    Eppure il nostro Paese in qualche occasione il colpo di reni l’ha avuto. Quando si è trattato di raggiungere i requisiti necessari per entrare in Europa, per esempio. Ma bisogna arrivare sempre molto prossimi al disastro affinché gli italiani si rimbocchino finalmente le maniche e mettano la cosa pubblica davanti all’interesse privato.

    E allora sarebbe opportuno astrarsi e guardare le cose dall’alto. Chi è penalizzato da ordini, corporazioni, monopoli mascherati? Chi paga tariffe più alte che in ogni altra parte del mondo moderno? Chi corre una gara con addosso i pesi alle caviglie? Siamo noi, le nostre famiglie, le nostre imprese.

    Vi ricordate quando, qualche decennio fa, i consumatori inglesi scesero in strada a scioperare per un aumento di un penny del prezzo del latte?

    Questo manca a noi, al nostro Paese, al nostro tessuto imprenditoriale: la capacità di mobilitarsi per battaglie collettive e non di parte, per interessi che possano non essere in quel momento i nostri specifici ma che siano quelli della maggior parte degli altri. E allora assistiamo sbigottiti e sballottati fra le proteste di questo o di quello, facciamo lo slalom fra gli scioperi degli uni e degli altri, tentando chi di arrivare vivo alla fine del mese, chi di portare la propria azienda in utile alla fine dell’anno, chi di guidare un Paese che sembra ingovernabile.

    E allora, cittadini, politici, consumatori, imprenditori, suvvia: quello che serve è un colpo di reni, un passo con la testa alta sopra i privilegi di parte, la volontà di far trionfare il benessere di tutti contro le nostre piccole rendite di posizione, quelle che ognuno di noi in questi anni ha accumulato, a scapito dell’Italia e degli italiani. Un colpo di reni, a partire dalle liberalizzazioni.

     

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