Indice
- Il Nord Est e le vie per l'Europa.
- Flessibilità, produttività e innovazione nel sistema produttivo veneto.
- I distretti industriali e l'economia globale.
- Qui diamo i numeri!
Editoriale
C’è un luogo fisico dove oggi si concentra, non solo simbolicamente, il Nord Est di inizio millennio; ed è la tangenziale di Mestre, non a caso chiamata “valico” in una versione più aderente alla sua condizione attuale e – purtroppo – anche futura almeno per quattro-cinque anni.
Il traffico che procede a rilento e a singhiozzo, bloccandosi ripetutamente e ormai tutti i giorni, e toccando punte di drammatica criticità quando si verifica qualche grave incidente, nel cuore stesso del Nord Est e con conseguenze che si espandono rapidamente a macchia d’olio, è la metafora di un’area che deve far fronte agli stessi problemi di quella martoriata strada: la saturazione, prima di tutto (dei veicoli e delle risorse); poi la difficoltà crescente di marciare a un ritmo quanto meno scorrevole (il traffico e l’economia); la presenza sempre più consistente di quelli che un tempo erano corpi estranei o quasi (i Tir e gli immigrati); gli intoppi vistosi nel pensare e progettare un futuro diverso (una nuova strada e un nuovo modello di sviluppo).
I temi affrontati in questo numero della “Newsletter” ricalcano queste vicende parallele.
Le infrastrutture oggi rappresentano forse la priorità numero uno del Nord Est, ponendo con forza il tema critico del “come muoversi”, oltretutto in uno scenario in cui ogni intervento deve scontare anni di attesa, tra progettazione e realizzazione; dunque con la prospettiva che quest’area rischi un giorno o l’altro di collassare prima di aver creato delle alternative.
D’altra parte, una serie di indicatori, e di analisi, mostrano con crescente evidenza che la locomotiva Nord Est è giunta al capolinea quanto meno di un certo tipo di percorso, e che deve necessariamente trovare non solo tragitti ma anche ritmi di marcia e materiali d’uso diversi se vuole continuare a essere in grado di trainare il convoglio.
Già una volta il Nord Est si trovò alle prese con l’esigenza di darsi un modello di sviluppo, una quarantina di anni fa: chi sostiene che ne trovò uno di atipico e di vincente, chi ribatte che in realtà non ci fu nessun modello, e che la crescita è avvenuta proprio grazie allo spontaneismo. Di certo c’è che i risultati si sono visti, e che in quel caso a scarseggiare erano le risorse materiali.
Oggi queste ultime ci sono, e semmai a fare difetto è la capacità di realizzare larghe coalizioni attorno a progetti e percorsi condivisi; insomma, di dare vita a una squadra sufficientemente omogenea per potersi giocare la partita su scala nazionale e internazionale. Fin qui, nel darsi un futuro il Nord Est ha ricordato molto la tangenziale di Mestre, e ne ha pagato abbondantemente le spese. È tempo che trovi un suo passante, un modo di superare quel valico in cui l’ha condotta il suo stesso impetuoso sviluppo. Anche perché non c’è alternativa reale: o ci riesce, o i suoi giorni futuri saranno come quelli che oggi mestamente si susseguono su quella manciata di chilometri che si sono conquistati sul campo il grigio record di essere i più intasati d’Italia. Tutti in coda, disperatamente.
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