Indice
- Dis-United States of Europe. Perizia psichiatrica nazional-popolare del semestre italiano di presidenza
- Le oponini degli imprenditori vicentini sulla Cina
- Le nuove frontiere dell'internazionalizzazione. L'organizzazione delle PMI del Nord Est sui mercati di Cina, India e Brasile
- Qui diamo i numeri!
Editoriale
Non manca occasione di leggere in libri e pubblicazioni di esperti oppure di ascoltare durante dibattiti e seminari pubblici che uno dei maggiori limiti del sistema delle imprese italiane sia quello di presentare una dimensione media insufficiente, rispetto ad esempio ad altri paesi sviluppati.
Le dimensioni troppo piccole, si argomenta, impedirebbero alle imprese di investire in innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo, di avere reti di vendita sufficientemente articolate nei mercati internazionali, di avere accesso a prezzi competitivi ai mercati dei fattori della produzione, e così via.
Ebbene, nonostante queste affermazioni (che, peraltro, correttamente sottolineano i limiti delle PMI) la realtà ci dice che negli ultimi anni il sistema delle piccole-medie imprese, intese sia come singole entità che come distretti specialistici, si è sviluppato sia in termini quantitativi che qualitativi.
Se ad esempio, andiamo a leggere le dinamiche di sviluppo delle aziende per classi dimensionali rilevate da uno studio Unioncamere-Mediobanca per gli anni 1996-2000, scopriamo che le medie imprese italiane hanno continuato a crescere in misura maggiore rispetto ai grandi gruppi industriali: nel fatturato (+26,5%), nell’export (+36,4%), nella produzione del valore aggiunto (+24,6%), nella creazione di posti di lavoro (+12,1%).
A conferma di questa dinamica di sviluppo, troviamo poi anche il trend concernente la trasformazione societaria di molte aziende di piccole-medie dimensioni, passate dalla forma di società di persone a quella di società di capitali (Srl e, principalmente, Spa).
Tuttavia, la trasformazione più importante che è avvenuta, e sta avvenendo in questi anni nel tessuto delle PMI italiane, è da ricercarsi sul piano della composizione sociale e dell’apertura culturale.
Il recente rapporto “L’Italia delle imprese”, curato dalla Fondazione Nord Est in collaborazione con Il Sole 24 Ore, dimostra come si stia trasformando il profilo dell’imprenditore sia a nord che a sud: al centro-nord sta diventando molto sensibile la presenza femminile, soprattutto nella fascia di età più giovane. Inoltre, il livello culturale medio dei titolari d’impresa si è molto innalzato: l’85% di essi, infatti, è laureato o diplomato. Al sud, invece, grande peso sta assumendo l’imprenditoria giovanile: oltre il 70% degli imprenditori ha meno di 50 anni.
Queste trasformazioni della composizione sociale stanno anche portando ad un diverso spirito nei confronti della competizione internazionale: da un lato, infatti, l’atteggiamento protezionistico di chi accusa alcuni paesi emergenti (come la Cina) di concorrenza sleale ed invoca misure protezionistiche, è minoritario e prevalgono, invece, coloro che ritengono opportuno stabilire regole di scambio condivise e aumentare la competitività del sistema produttivo italiano; dall’altro, nell’affrontare le sfide sui mercati internazionali molti imprenditori ritengono sia necessario “fare squadra”, costituendo consorzi o facendosi supportare da associazioni di categoria a cui affidare ruoli di promozione e di rappresentanza di interessi presso gli interlocutori istituzionali dei paesi di sbocco.
Il sistema delle PMI italiano si sta dunque sviluppando, “facendo da sé”. Tuttavia, questo non è più sufficiente e sono necessarie politiche di sostegno se vogliamo che questo processo virtuoso continui: da un lato, va promossa e diffusa una nuova cultura imprenditoriale, aperta alla cooperazione nei sistemi locali, agli investimenti nella formazione delle risorse umane e all’innovazione tecnologica. Dall’altro, servono interventi strutturali nei confronti del territorio in cui le imprese sono inserite (dalle infrastrutture, alle risorse per alimentare il capitale sociale), oltre a politiche industriali specifiche e differenziate su scala locale.
| NL_6_2003.pdf | 87 K |


