Indice
- L'Italia guarda a Est.
- Opinione pubblica e allargamento europeo.
- Sintesi dell'intervento di Innocenzo Cipolletta.
- Lo statuto dei veneti.
- Un'economia in fase di assestamento.
Editoriale
Nel dibattito sull'allargamento europeo, il tema che si finisce spesso per trascurare è l'impatto che una Europa a 28 (Turchia inclusa) ha sull'Unione stessa. Impatto politico, economico, culturale. Una Unione Europea allargata a 28 paesi, Turchia compresa, vuol dire 539 milioni di abitanti su una superficie complessiva di 5.079.000 chilometri quadrati (rispettivamente il doppio e la metà degli Stati Uniti). In termini economici, un prodotto interno lordo pari al 115% di quello degli Stati Uniti, e una quota del 35% della produzione e del 30% del commercio mondiali (contro il 27% e il 18% degli Stati Uniti). Sulla carta, più che una superpotenza! Ma una Europa a 28 vuol dire anche maggiore eterogeneità culturale, politica, economica fra gli stessi paesi membri. Per fare un esempio, se oggi in termini di reddito pro capite la distanza tra il paese più povero e quello più ricco dell’Unione è di 1 a 3, nella UE allargata questa distanza sarà da 1 a 30. La percezione di questa eterogeneità ha contribuito a raffreddare gli animi dei fautori dell'allargamento. Rispetto soprattutto agli entusiasmi successivi al crollo del muro di Berlino. Questo è vero soprattutto in Germania. ”Un’Europa dei 28 - si legge in un rapporto preparato per il governo tedesco - sarà segnata, allo stesso tempo, da una formidabile eterogeneità economica ed etnica, sicché sarà prevalentemente impegnata con i suoi conflitti interni. Circa un quarto delle popolazioni dei Paesi candidati vive come minoranza nei suoi stati di origine, giacché territori di insediamento etnico e confini territoriali non tendono affatto a coincidere. Per logica conseguenza avremo a che fare con conflitti esplosivi relativi alle minoranze”. Al raffreddamento occidentale corrisponde un analogo raffreddamento dei nostri futuri partner. “Se proprio non ci volete - ha affermato qualche mese fa il primo ministro ungherese - possiamo anche fare a meno dell’Europa”. La sensazione, abbastanza diffusa all'interno dei paesi canditati, è che Unione Europea faccia finta di negoziare, ma che in realtà non abbia nessuna intenzione di allargare i propri confini. Intanto, si moltiplicano i movimenti antieuropei sia nei dei paesi candidati sia nei paesi membri dell'Unione. Mentre, sullo sfondo, si assiste alla perdita di interesse degli Stati Uniti per l’Europa e al ritorno di potenza e importanza della Russia. Se fino a poco tempo fa per l'Europa contava più Varsavia di Mosca, adesso è tornata a contare più Mosca. In pratica, si sono ristabiliti i rapporti di forza precedenti, e si sta affermando l’idea che l’allargamento debba avvenire in una forma compatibile con gli interessi russi. Cosa non così ovvia per quei paesi vicini alla Russia che vedevano nell'allargamento un modo per sottrarsi proprio all'influenza di Mosca. Insomma, come si vede, non è poi così semplice parlare di allargamento. I risvolti di cui tenere conto sono molti. E dimenticarne qualcuno potrebbe essere rischioso.
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