Attorno al senso civico degli italiani si è sviluppata una letteratura di lunga durata, che propone uno schema di lettura tanto discutibile, quanto ricorrente. Vede negli italiani un popolo distante dallo Stato e dalle istituzioni, poco sensibile al bene pubblico; scarsamente incline a impegnarsi e a partecipare. Attento soprattutto agli interessi privati e familiari. Molte ricerche, condotte negli ultimi anni, si sono incaricate, quanto meno, di ridimensionare questi giudizi, dimostrando come, in molti casi, si tratti di pre-giudizi. Stereotipi non verificati e non verificabili. Al contrario, è stato rilevato come fra gli italiani sia ampio e crescente il grado di coinvolgimento in attività sociali e altruiste; e come sia estesa la “domanda” di intervento pubblico e di Stato; anche se non altrettanto alta appare la fiducia, ma per ragioni difficilmente discutibili; vista la scarsa efficienza che, spesso, caratterizza le istituzioni e i sevizi pubblici.
Più solide e resistenti , invece, restano le valutazioni circa gli orientamenti pubblici della società del Nord Est. Descritta, nella vulgata popolare, ma anche nei giudizi di attori politici e sociali autorevoli, come l’iperbole del “carattere nazionale”. L’area più cinica e opportunista, la più distante e disincantata nei confronti dello Stato, delle istituzioni, dei servizi pubblici. La più familista ed egoista. La meno tollerante. Altre volte abbiamo sottolineato come si tratti, in buona parte, di stereotipi senza fondamento. Di considerazioni prescrittive invece che descrittive. Questi stereotipi, tuttavia, si riproducono. E contano, nell’opinione pubblica.
Vale la pena, allora, di rivisitarli, partendo dal primo "Rapporto sugli orientamenti pubblici dei cittadini del Nord Est", condotto dala Fondazione Nord Est e da Demos & PI.
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