Superficie: 3.287.590 kmq
Popolazione: 1,129 miliardi di abitanti (stima 2007), secondo paese più popoloso al mondo dopo la Cina
Forma di governo: Repubblica federale, comprendente 28 stati e 7 unità territoriali
Prodotto interno lordo: 4.164 miliardi di dollari (2005)
Ripartizione del PIL per settori: agricoltura 19,9%, industria 19,3%, servizi 60,7% (stima 2005)
Tasso di crescita reale: 9,4% (stima 2006)
PIL pro capite: 3.800 $ (stima 2006), ma il 25% della popolazione vive sotto la soglia di povertà
Tasso di inflazione: 5,3% (stima 2006)
Tasso di disoccupazione: 7,8% (stima 2006)
Debito estero: 132,1 miliardi di dollari (stima 2006)
Principali partner commerciali:
- export: Stati Uniti (17,2%), Emirati Arabi Uniti (8,4%), Gran Bretagna (4,4%); valore assoluto dell’export: 112 miliardi di dollari (2006) import: Cina (8,5%), Stati Uniti (5,9%), Germania (4,5%), Singapore (4,5%); valore assoluto dell’import: (2005) 187,9 miliardi di dollari (2006)
Dotazione infrastrutturale:
- ferrovie: 63.221 km (di cui 17.343 elettrificati)
- strade: 3,383 milioni di km (di cui 1,6 milioni asfaltati)
- vie fluviali interne: 14.500 km, di cui 5200 fluviali e 485 su canali navigabili
- pipelines: gasdotti 5.192 km, GPL 1.993 km, oleodotti 6,500 km, altri prodotti di raffineria 6,152 km (2006)
- porti principali: Chennay (ex Madras), New Bangalore, Bombay, Calcutta
- aeroporti principali: New Delhi, Madras, Bombay, Calcutta
Profilo economico generale:
l’eterogenea economia indiana abbraccia realtà spesso radicalmente diverse tra loro: dalla tipica agricoltura tradizionale dei villaggi, alle coltivazioni più moderne, dall’artigianato, a una vasta gamma di industrie, fino a una moltitudine di servizi. Questi ultimi, in particolare, sono la componente più importante della forte crescita economica indiana, contribuendo per più di metà della produzione complessiva, ma impiegando meno di un terzo della forza lavoro disponibile. Circa i tre quinti degli indiani occupati lavorano invece nell’agricoltura, cosa che ha indotto il governo, guidato dal 2004 dalla coalizione UPA, a formulare un programma di riforme economiche che include anche lo sviluppo delle infrastrutture, in modo da migliorare le condizioni di vita delle masse rurali indigenti e continuare a sostenere la crescita. L’esecutivo ha ridotto i controlli sul commercio estero e sugli investimenti, ma i dazi doganali imposti (si aggirano attorno al 12,5%) limitano ancora fortemente l’apertura del mercato, soprattutto nel settore dei servizi. Livelli più elevati sugli investimenti diretti stranieri sono stati consentiti in pochi settori chiave come le telecomunicazioni. Nel complesso, comunque, i dazi su categorie sensibili, inclusa l’agricoltura, contribuiscono ancora ad ostacolare l’accesso straniero al vasto mercato indiano. Il processo di privatizzazione delle industrie statali è rimasto in fase di stallo nel 2006 e continua a condizionare il dibattito politico, con alcune fazioni all’interno dell’UPA, spalleggiate dagli alleati dell’ala sinistra della coalizione, che tendono a frenare un processo più rapido in questo senso. L’economia è cresciuta a un tasso medio del 7% dal 1996 al 2006, riducendo l’indice di povertà di circa il 10%. Nel 2006 la crescita indiana ha toccato il picco del più 8,5%, soprattutto grazie al settore manifatturiero, e grazie alla forte espansione New Delhi è riuscita a ridurre considerevolmente il suo deficit federale. Un dato economico che desta preoccupazione è il livello elevato del debito pubblico (84% del PIL). Nel complesso, tuttavia, l’India fa sempre meno ricorso all’assistenza estera e ai prestiti commerciali ed è puntuale nel ripagare i debiti. Negli ultimi anni il paese asiatico ha proseguito lo sviluppo delle produzioni tecnologiche e possiede un elevato numero di lavoratori ben preparati nel campo dei software e abituati all’uso dell’inglese, cosa che la rende in grado di esportare sia servizi, che personale, specialmente nel campo dell’informatica. Inoltre, dalla recente liberalizzazione del mercato internazionale dei prodotti tessili, l’India si attende un aumento importante del export totale, anche se la politica commerciale attuata soprattutto nell’Unione europea limita ancora fortemente le esportazioni indiane di prodotti agricoli. La politica monetaria si mantiene restrittiva, in quanto trend di crescita così sostenuti, combinati con una certa facilità ad ottenere credito privato e al boom del settore immobiliare, potrebbero generare tensioni inflazionistiche. Nel biennio 2008-2009 la crescita economica è attesa su ritmi leggermente inferiori, attestandosi su un tasso del 7,5%. Nello stesso periodo, si verificherà un ulteriore aumento del deficit commerciale, in particolare a causa dell’elevato livello dei consumi interni, della crescita del prezzo e della domanda di petrolio (importato per il 70% del fabbisogno), che verrà probabilmente bilanciato dal continuo afflusso di rimesse e dal surplus generato dal settore dei servizi. Per il lungo periodo, il rischio maggiore da un punto di vista economico, così come sociale e ambientale, rimane l’enorme ritmo di incremento della popolazione, ancora forte soprattutto nelle aree meno sviluppate del paese.



