Superficie: 882.050 kmq
Popolazione: 26.023.000 (stima luglio 2007)
Forma di governo: Repubblica federale; sotto il profilo amministrativo il territorio del Venezuela è diviso in 23 stati, un distretto della capitale e una dipendenza federale (costituito da 11 arcipelaghi).
Prodotto interno lordo: 186,3 miliardi di dollari (stima 2006)
Tasso di crescita Reale: 10,3% (stima 2006)
PIL pro capite: 7200 dollari (stima 2006); secondo stime del 2005 il 37,9% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.
Ripartizione del PIL per settori: agricoltura 3,7%, industria 40,5%, servizi 55,9%.
Tasso di inflazione: 13,7% (stima 2006)
Tasso di disoccupazione: 8,9% (stima 2006)
Debito estero: 41,4 miliardi di dollari (stima 2006)
Riserve in valuta estera e oro: 36,67 miliardi di dollari (stima 2006)
Principali partner commerciali:
- export: Stati Uniti (46,3%), Antille Olandesi (13,5%), Cina (3,2%); valore complessivo dell’export: 65,21 miliardi di dollari (stima 2006).
- import: Stati Uniti (30,6%), Colombia (10,2%), Brasile (10,1%), Messico (5,9%), Cina (4,9%), Panama (4,8%); valore complessivo dell’import: 32,23 miliardi di dollari (stima 2006).
Dotazione infrastrutturale:
- ferrovie: 682 km
- strade: 32.308 km (asfaltate)
- vie fluviali interne: 7100 km
- pipelines: greggio 992 km; gas 5369 km; petrolio raffinato 7.607 km; prodotti di raffineria 1.681 km
- porti: Maracaibo, Amuay, Puerto Cabello
- aeroporti principali: Caracas
Profilo economico generale: il Venezuela rimane fortemente dipendente dai ricavi provenienti dal petrolio. Questi vanno a formare circa il 90% dei redditi da esportazioni, più del 50% del bilancio federale e il 30% del Pil totale. Le entrate fiscali - la prima fonte di entrate in Venezuela dopo il petrolio – hanno toccato i 23 miliardi di dollari nel 2006, superando così di più del 20% l’obiettivo che era stato prefissato.
Lo sciopero generale nazionale che ha fermato il Venezuela tra dicembre 2002 e febbraio 2003 ha avuto conseguenze economiche di grande portata - il Pil reale è calato di circa il 9% nel 2002 e dell’8% nel 2003 - ma da allora la produzione ha ripreso a crescere in maniera sostenuta. Nel 2004 e nel 2005 il Pil è infatti aumentato rispettivamente del 18% e dell’11%. Tale performance è stata favorita anche da una politica di forte spesa pubblica, a sua volta sostenuta dal notevole rialzo del prezzo del petrolio. Nel 2006 la crescita del prodotto ha raggiunto il 9 %. La spesa pubblica, combinata con il recente aumento dei salari minimi e con le recenti facilitazioni all’accesso al credito, hanno indotto un boom nei consumi – la vendita di automobili nel 2006 è cresciuta del 70% - ma hanno anche causato un tasso d’inflazione più elevato. Nonostante i tentativi del governo di ridurre la liquidità del sistema economico, l’immissione di moneta ha raggiunto livelli record nel 2006, registrando un aumento del 70% rispetto all’anno precedente. Analogamente, anche le importazioni sono cresciute in maniera significativa.
L’attuale Presidente del Venezuela Hugo Chavez, già tenente colonnello dell’esercito e leader di un tentativo di colpo di stato nel 1992, è in carica dal 1998 ed è stato rieletto nel 2000 e successivamente nel 2006. Il suo governo ha esacerbato la polarizzazione già presente in Venezuela, ma è riuscito ugualmente a mantenere un buon livello di consenso. Chavez è sopravvissuto a un tentativo di golpe nel 2002 e a un referendum che chiedeva la revoca del suo potere nel 2004 ed ha comodamente ottenuto la rielezione del 2006. In seguito al boicottaggio delle elezioni legislative del 2005 da parte dei partiti dell’opposizione, il presidente Chavez ha conquistato anche il controllo dell’Assemblea nazionale.
La radicalizzazione politica si è riflessa in particolare nelle politiche economiche adottate. Così è avvenuto nel 2003, quando sono stati imposti controlli al livello dei prezzi e al tasso di cambio, nel tentativo di fermare la fuga di capitali e calmierare le spinte inflazionistiche. Entrambe le misure sono da allora rimaste in vigore, ma si sono rivelate poco efficaci, con l’inflazione che è rimasta a doppia cifra, soprattutto a causa di una politica fiscale espansiva, favorita dall’elevato prezzo del petrolio. Le forti entrate dovute al petrolio hanno peraltro funzionato da disincentivo rispetto all’eventualità di implementare riforme strutturali e ha facilitato l’obiettivo del governo di espandere il suo modello di sviluppo a guida statale. La radicalizzazione politica, l’eccessiva presenza dello stato nell’economia, il crescente peso della burocrazia, la precarietà dei diritti di proprietà sono fattori che mantengono il livello degli investimenti diretti esteri al di sotto delle potenzialità del Venezuela.
Le tasse sul reddito da impresa sono del 50% per le compagnie petrolifere, mentre si attestano sul 34% per tutte le altre aziende. Il prelievo fiscale sulle transazioni finanziarie era stato eliminato nel 2006, ma è già stato reintrodotto nel 2007. Si prevede che il tasso di crescita del prodotto interno lordo scenderà gradualmente nei prossimi anni, fino ad attestarsi su un livello del 3-4% nel 2009.


