Superficie: 8.511.965 kmq
Popolazione: 190 milioni
Forma di governo: Repubblica federale comprendente 26 stati e il distretto federale della capitale Brasilia
Moneta: real
Prodotto interno lordo: 1.655 miliardi di dollari (stima 2006)
Tasso di crescita reale: 3,7% (stima 2006)
PIL pro capite: 8.800 $ (stima 2006); il 31% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà (stima 2005)
Ripartizione del PIL per settori: agricoltura 8%, industria 38%, servizi 54% (stima 2006)
Tasso di inflazione: 3% (stima 2006)
Tasso di disoccupazione: 9,6% (stima 2006)
Debito estero: 176,5 miliardi di dollari (stima 2006)
Principali partner commerciali:
- export: Stati Uniti (17,9%), Argentina (8,6%), Cina (8,2%), Germania (4,1%); valore assoluto dell’export: 137,5 miliardi di dollari (stima 2006)
- import: Stati Uniti (20,4%), Argentina (8,2%), Cina (7,8%), Germania (7,5%); valore assoluto dell’import: 91,4 miliardi di dollari (stima 2006)
Dotazione infrastrutturale:
- ferrovie: 29.295 km
- strade: 1,751 milioni di km (di cui meno di 100 mila asfaltati)
- vie fluviali interne: 50.000 km
- pipelines: gasdotti 11.669 km; prodotti di raffineria 5.212 km, oleodotti 4.755 km
- porti principali: Belem, Fortaleza, Porto Alegre, Recife, Rio de Janeiro, Salvador de Bahia
- aeroporti principali: Rio de Janeiro, San Paolo, Brasilia
Profilo economico generale: caratterizzata da un ampio sviluppo dell’agricoltura, del settore minerario, del manifatturiero e dei servizi, l’economia brasiliana supera quelle di tutti gli altri Paesi sudamericani e si sta espandendo sempre più nei mercati internazionali. Negli anni tra il 2001 e il 2003 il livello medio degli stipendi è sceso, e l’economia è cresciuta solamente del 2,2% all’anno, a causa di shock economici di origine sia interna che internazionale succedutisi nel periodo. Il fatto che il Brasile abbia assorbito tali crisi senza collassi finanziari è anche dovuto al programma di riforme economiche messo in atto dall’allora presidente Cardoso e rafforzato dal suo successore Lula Da Silva. Dal 2004 il Paese sta attraversando una crescita continua che ha portato aumenti dei salari e del tasso di occupazione. I tre pilastri del programma economico sono un tasso di cambio stabile, un regime di contenimento dell’inflazione e una politica fiscale restrittiva. In seguito alla svalutazione del real del 2001 e del 2002 (il valore della moneta brasiliana era precedentemente ancorato al dollaro), tra il 2003 e il 2006 il Brasile ha ottenuto forti surplus commerciali e un attivo del bilancio dello stato che non si registrava dal 1992. Allo slancio delle esportazioni ha anche contribuito l’incremento della produttività, soprattutto nel settore agricolo. Nonostante questi buoni risultati, restano ancora nodi irrisolti e punti di vulnerabilità. In primis, il debito pubblico, costantemente cresciuto dal 1994 al 2003. Un certo miglioramento è stato ottenuto nel 2006, grazie allo spostamento dell’onere del debito su strumenti finanziari maggiormente legati al real e all’economia brasiliana. Il presidente Lula Da Silva, in seguito alla sua rielezione del 2006, ha ribadito il suo impegno per il rigore fiscale e ha annunciato una serie di nuove riforme economiche per ridurre le tasse e aumentare gli investimenti pubblici. Nonostante negli ultimi anni il Brasile sia riuscito ad aumentare la propria presenza sul mercato mondiale, resta sostanzialmente esposto alle dinamiche dei prezzi e della domanda internazionali a causa della tipologia delle proprie esportazioni, sostanzialmente materie prime e prodotti agricoli, prodotti fortemente dipendenti dalle oscillazioni dei prezzi. La sfida più dura che si profila per il futuro è mantenere un livello di crescita sufficiente per generare occupazione e nel contempo ridurre il debito pubblico.



