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Scheda Paese
19/12/2007

Superficie: 230.340 kmq

Popolazione: 22,2 milioni (89,5% Romeni, 6,6% Ungheresi, 2,5% Rom più altri gruppi minoritari)

Forma di governo: Repubblica parlamentare; amministrativamente è divisa in 41 contee a cui si aggiunge la municipalità della capitale Bucarest

Prodotto interno lordo: 202 miliardi di dollari (stima 2006)

Tasso di crescita reale: 7,7% (stima 2006)

PIL pro capite: 9.100 $ (stima 2006)

Ripartizione del PIL per settori: agricoltura 10,1%, industria 34,7%, servizi 55,2% (stima 2006)

Tasso di inflazione: 6,8% (stima 2006)

Tasso di disoccupazione: 6,1% (stima 2006)

Debito estero: 42,8 miliardi di dollari (stima 2006)

Principali partner commerciali:

- export: Italia (16,1%), Germania (15,3%), Turchia (7,8%), Ungheria (6,4%), Francia (6,3%), Austria (4,7%) Gran Bretagna (4,5%) valore assoluto dell’export: 33 miliardi di dollari

- import: Germania (16,6%), Italia (12,9%), Cina (11,3%), Russia (6,1%), Ungheria (5,8%); Francia (5,3%), Austria (4,9%), Turchia (4,3%) valore assoluto dell’import: 46,48 miliardi di dollari (stima 2006)  

Dotazione infrastrutturale:

- ferrovie: 11.385 km, di cui 3.888 elettrificati

- strade: 198.817 km (60 mila km asfaltati, di cui 228 di autostrade)

- vie fluviali interne: 1.731 km

- pipelines: gasdotti 3.508 km, oleodotti 2.427 km (2006)

- porto principale: Costanza

- aeroporti: Bucarest, Timisoara, Sibiu

 

Profilo economico generale: nel 1989/1990 la Romania iniziò il suo processo di transizione dall’economia socialista con un sistema industriale alquanto obsoleto e con una produzione che non era in grado di soddisfare i bisogni del paese. Nel 2000, il paese emerse da un periodo di tre anni di recessione grazie alla forte domanda di beni proveniente dai mercati dell’Unione europea.. Nonostante la stagnazione che ha generalmente investito l’economia globale nel 2001 e 2002, la Romania è riuscita a mantenere in questo biennio tassi di crescita superiori al 4%, soprattutto grazie al positivo andamento dei consumi interni e dei settori di edilizia e agricoltura. Ad ogni modo, solo recentemente i successi ottenuti in ambito macroeconomico hanno iniziato a stimolare la creazione di una vera e propria classe media e a scalfire la diffusa povertà del paese, mentre corruzione ed inefficienze della burocrazia continuano a costituire degli ostacoli per l’ambiente degli affari. L’impegno del governo rumeno nel perseguire la lotta all’inflazione è stato contrassegnato nel 2005 dalla decisione di rivalutare la moneta locale, in seguito alla quale 10.000 lei hanno assunto il valore di 1 leu. Nel 2006 l’economia è cresciuta a un tasso del 6,4%, la migliore performance degli ultimi dieci anni, buon viatico per l’ingresso della Romania nell’Unione europea,. avvenuto il 1 gennaio 2007. Il Fondo monetario internazionale ha espresso apprezzamento per le riforme messe in atto dal governo in vista dell’adesione e le agenzie internazionali di rating di valutazione hanno innalzato il proprio giudizio sulla stabilità finanziaria del paese. In un quadro complessivamente positivo, permangono alcuni dubbi per l’eccessivo peso dei consumi privati sulla crescita economica, andata a detrimento degli investimenti, in un paese che necessita ancora di un forte sostegno all’ammodernamento dell’industria e soprattutto dell’agricoltura. Nei 15 anni successivi al crollo del regime comunista la Romania è stato uno dei paesi dell’Est europeo che ha conosciuto i più sostenuti flussi di emigrazione all’estero. Si è infatti registrato in tale periodo un decremento dell’8% della popolazione, partita soprattutto verso gli stati dell’Europa occidentale.

 

Fonte: The World Factbook CIA (www.cia.gov)

 




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