Superficie: 51.129 kmq
Popolazione: 4,5 milioni (48% Bosniaci - 37,1% Serbi - 14,3% Croati) (luglio 2007)
Forma di governo: Repubblica federale costituita da due entità amministrative, la Federazione Croato-Bosniaca di Bosnia ed Erzegovina e la Repubblica Serba di Bosnia; ad esse si aggiunge il distretto autonomo di Brcko, che si trova nel nord-est del paese, è a sua volta un’unità amministrativa sotto la sovranità della Bosnia Erzegovina, ma rimane sotto tutela internazionale
Prodotto interno lordo: 25,28 miliardi di dollari. Nota: in Bosnia esiste un vasto settore sommerso che può arrivare a coprire fino al 50% del PIL ufficiale (stima 2006)
Tasso di crescita reale: 6 % (stima 2006)
Moneta corrente: Marco convertibile (BAM)
PIL pro capite: 5.600 $ (stima 2006)
Ripartizione del PIL per settori: agricoltura 14,2%, industria 30,8%, servizi 55% (stima 2002)
Tasso di inflazione: 8,2% (stima 2006)
Tasso di disoccupazione: 45,5% Tasso ufficiale, l’emersione del sommerso potrebbe abbassare questo dato del 25/30% (stima 2006)
Debito estero: 3.927 miliardi di dollari (2006)
Principali partner commerciali:
- export: Croazia (19,1%), Slovenia (17%), Italia (15,6%), Germania (12,5%), Austria (8,8%), Ungheria (5,3%), Cina (4%); valore complessivo dell’export: 3,5 miliardi di dollari (2006)
- import: Croazia (25,1%), Germania (14,3%), Slovenia (13%), Italia (9,9%), Austria (5,9%); Ungheria (5,1%), valore complessivo dell’import: 8,25 miliardi di dollari (2006)
Dotazione infrastrutturale:
- ferrovie: 608 km
- strade: 21.846 km
- vie fluviali interne: il fiume Sava sul confine settentrionale è aperto alla navigazione, ma scarsamente usato.
- aeroporto principale: Sarajevo
Profilo economico generale: la Bosnia Erzegovina era, insieme alla Macedonia, la più povera delle Repubbliche che un tempo costituivano la Federazione Jugoslava. La sua produzione industriale è stata pressoché azzerata dal conflitto 1992-1995, per poi conoscere un incremento a tassi piuttosto consistenti nel periodo 1996-1999. Dopo una fase di stagnazione nel triennio 2000-2002, tra il 2003 e il 2006 il tasso di crescita dell’economia ha superato il 5% annuo.
Il mercato nero rappresenta ancora oggi un’ampia quota delle economia bosniaca, per quanto le statistiche ufficiali non riescano a quantificarne il peso. Dopo che la valuta locale è stata ancorata all’Euro, è aumentata la fiducia sia verso la moneta che verso il settore bancario, oramai controllato quasi completamente dalle banche estere (dell’Europa occidentale soprattutto). Le privatizzazioni procedono lentamente, soprattutto nella Federazione Croato-Bosniaca, ma i due problemi economici più gravi sono l’alto tasso di disoccupazione e l’elevato deficit interno.
Sebbene l’agricoltura sia quasi completamente in mano ai privati, le imprese sono piccole e inefficienti, in un paese tradizionalmente importatore di prodotti alimentari. Il settore privato è in crescita e gli investimenti stranieri aumentano lentamente, ma la spesa pubblica rimane ancora molto elevata su un valore di circa il 40% del Pil.
Il governo ha avviato una serie di riforme economiche e politiche volte alla crescita economica e ad attrarre maggiori investimenti stranieri. In particolare, è stato riformato il sistema doganale e quello fiscale, con una nuova aliquota IVA unica al 17% (1 gennaio 2006). La riforma fiscale, insieme al rafforzamento della polizia di frontiera ha consentito un certo successo nel far emergere l’economia sommersa e nel ridurre il fenomeno del contrabbando di merci.
I settori industriali più importanti sono, nell’ordine: produzione di alluminio, legno e prodotti della lavorazione del legno, abbigliamento e calzature, produzione di energia elettrica. Gli stessi settori sono quelli che contribuiscono maggiormente alle esportazioni.
Dal 1994 al 2006, in Bosnia-Erzegovina hanno investito 85 paesi per un ammontare di circa 2000 miliardi di euro. Nello stesso periodo, l’Italia, con 52.611 milioni di euro (2,6 % del totale) è il nono investitore nella Repubblica balcanica.
Nel dicembre 2006 la Bosnia-Erzegovina è divenuta membro della CEFTA (Central European Free Trade Agreement). Il paese riceve ancora forti aiuti per l’assistenza umanitaria e la ricostruzione dalla comunità internazionale, ma si dovrà preparare a una progressiva, futura diminuzione di tale sostegno.



