Superficie: 9.326.410 kmq
Popolazione: 1,321 miliardi di abitanti (stima luglio 2007)
Forma di governo: Repubblica Popolare; sotto il profilo amministrativo il territorio cinese è diviso in 23 province, 5 regioni autonome e 4 municipalità; la Cina considera l’isola di Taiwan una delle province su menzionate; Hong Kong e Macao, ritornate alla fine degli anni ’90 sotto sovranità cinese, godono dello status di regioni ad amministrazione speciale.
Prodotto interno lordo: 10.210 miliardi di dollari (stima 2006)
Tasso di crescita reale: 11,1% (stima 2006)
PIL pro capite: 7.800 $ (stima 2006); secondo stime del 2004 il 10% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà
Ripartizione del PIL per settori: agricoltura 11,9%, industria 48,1%, servizi 40%
Tasso di inflazione: 1,5% (stima 2006)
Tasso di disoccupazione: nelle aree urbane la quota di disoccupati è pari a circa il 4,2% della forza lavoro; la disoccupazione raggiunge livelli molto più elevati nelle aree rurali (dati ufficiali del 2005)
Debito estero: 305,6 miliardi di dollari (stima 2006)
Riserve in valuta estera e oro: 1.034 miliardi di dollari (stima 2006)
Principali partner commerciali:
- export: Stati Uniti (21%), Hong Kong (16%), Giappone (9,5%), Corea del Sud (4,6%); Germania (4,2%); valore complessivo dell’export: 974 miliardi di dollari (stime 2006)
- import: Giappone (14,6%), Corea del Sud (11,3%), Stati Uniti (7,5%), Germania (4,8%); valore complessivo dell’import: 777,9 miliardi di dollari (stime 2006).
Dotazione infrastrutturale:
- ferrovie: 75.438 km, di cui 20.151 elettrificati
- strade: 1,870 milioni di km, compresi oltre 34.288 km di autostrade
- vie fluviali interne: 124.000 km
- pipelines: gasdotti 22.664 km, oleodotti 15.256 km, prodotti della raffinazione 6.106 km
- porti: Dalian, Guangzhou (Canton), Nanchino, Shanghai, Shenzhen, Tianjin.
- aeroporti principali: Pechino, Shanghai, Guangzhou.
Profilo economico generale: nell’ultimo quarto di secolo, l’economia cinese è cambiata profondamente. E’ stato progressivamente abbandonato il sistema pianificato e centralizzato, chiuso al commercio internazionale, e la Cina è divenuta uno degli attori più importanti dell’economia globale, con un’economia orientata al mercato e un settore privato che cresce a ritmi sostenuti. Il processo di riforme è iniziato con l’avvento di Deng Xiaoping alla leadership della Repubblica Popolare nel 1978. Nell’agricoltura è stato gradualmente soppiantato il sistema collettivistico, fino ad arrivare a una progressiva liberalizzazione dei prezzi. Il dominio del governo sull’economia è stato ammorbidito attraverso una certa decentralizzazione a livello fiscale, una maggiore autonomia per le imprese di stato, la fondazione di un sistema bancario diversificato, lo sviluppo del mercato azionario, la rapida crescita del settore privato e l’apertura al commercio con l’estero e agli investimenti stranieri. In genere, la Cina ha portato avanti il suo processo di riforme in modo graduale o anche solo parziale. Così, ad esempio, è avvenuto per la vendita di quote del capitale delle banche statali agli investitori stranieri e nel caso dei ridotti aggiustamenti apportati al tasso di cambio dello yuan nel 2005.
La complessa ristrutturazione ha portato una gestione più efficiente dell’economia, consentendo la decuplicazione del reddito nazionale cinese dal 1978 al 2006. Nei soli tre anni dal 2003 al 2006, il Pil è passato da 6.400 a 10200 miliardi di dollari. Il paese asiatico ha in tal modo raggiunto nel 2006 il posto di seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti, sebbene circa 130 milioni di cinesi vivano ancora sotto la soglia di povertà e, a livello di reddito pro capite, la Cina si collochi ancora in posizione intermedia rispetto alle altre economie mondiali.
Sono svariate le sfide che i governanti cinesi si trovano oggi a dover affrontare a causa dell’impetuoso sviluppo. Decine di milioni sono i lavoratori in cerca di occupazione tra coloro che sono stati licenziati dalle imprese statali, sono emigrati dalle aree più depresse, oppure sono appena entrati nel mercato del lavoro. Inoltre, conflitti sociali potrebbero venire dalla forte disparità di reddito tra regioni causata delle notevoli differenze tra la crescita delle province che si affacciano al mare e le aree della Cina centrale e occidentale. Oltre a ciò, una quota compresa tra i 100 e i 150 milioni di lavoratori agricoli in esubero vive in condizioni precarie tra città e villaggi, mantenendosi con impieghi sottopagati.
Ulteriori questioni aperte sono il rapido tasso d’invecchiamento della popolazione provocato dalla politica demografica del “figlio unico”, la diffusa corruzione, i danni ambientali provocati dalle trasformazioni economiche. In particolare, fenomeni come l’inquinamento dell’aria, la perdita di territorio arabile causata dall’erosione del suolo e la costante caduta del livello delle falde freatiche, soprattutto nelle regioni settentrionali, costituiscono una minaccia a lungo termine per la crescita del paese.
La Cina ha beneficiato della rapida espansione dell’uso del computer e di internet, oramai diffuso tra più di 100 milioni di cinesi. Gli investimenti esteri rimangono un elemento fondamentale della notevole crescita cinese nell’ambito del commercio mondiale e sono stati un fattore importante anche nella crescita dei posti di lavoro nelle città. Un altro punto di forza dell’economia cinese è l’andamento delle esportazioni: con quasi 180 miliardi di dollari di attivo, nel 2006 la Cina ha registrato il più elevato surplus nella bilancia corrente a livello mondiale. Nel 2006 sono state completate alcune grandi opere che consentiranno un aumento delle capacità energetiche. Una di queste soprattutto, l’immenso sistema di dighe sul fiume Yangtze, costato 24 miliardi di dollari, rivoluzionerà l’approvvigionamento energetico e il controllo delle piene nell’area. L’undicesimo piano quinquennale (2006-2010) approvato dal Congresso nazionale del Popolo nel marzo 2006, punta a una riduzione del consumo di energia elettrica del 20% per unità di Pil entro il 2010 e, nello stesso lasso di tempo, stima una crescita del 45% del prodotto. Il piano stabilisce che la conservazione delle risorse e la protezione dell’ambiente sono obiettivi fondamentali, ma non fornisce dettagli sulle politiche e sulle riforme necessarie a raggiungere tali obiettivi.
Per quanto riguarda il ritmo di crescita dell’economia, si prevede che nel quinquennio 2008-2012 ci sarà un rallentamento, fino ad arrivare a un tasso del 7,4% nel 2012. Le autorità cinesi si attendono comunque una crescita dei consumi interni che riequilibrerà il peso di esportazioni e investimenti nella composizione del reddito nazionale. Molte speranze sono riposte nei Giochi Olimpici di Pechino e nell’esposizione universale di Shanghai per stimolare una forte crescita anche nell’esportazione di servizi.
Fonte: The World Factbook CIA (www.cia.gov), The Economist (www.economist.com)



