Assise 2018: sostenibilità per l’Italia

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Nei due precedenti articoli “Assise 2018: quali proposte per il futuro dei giovani?” e “Assise 2018: come avere un’Italia più efficiente?” è stato presentato il percorso fatto quest’anno da Confindustria per le Assise.

Queste si sono concluse con la stesura di un documento finale, “La visione e la proposta“, che presenta il piano organico di Politica economica che si propone di dare spunti e indirizzi alla politica italiana,

Il piano non solo dice cosa va fatto, ma anche come, con quali risorse, e con quali effetti sull’occupazione, la crescita, il debito pubblico, l’export.

Il piano organico di Politica economica si propone di dare spunti e indirizzi alla politica italiana rispetto a tre missioni principali per avere un’Italia che:

  • include: più lavoro per i giovani;
  • cresce di più e in modo costante;
  • rassicura, con un graduale rientro del debito pubblico.

Al fine di arrivare al compimento di queste tre missioni, il mondo confindustriale ha elaborato 6 azioni principali che andrebbero perseguite dal mondo delle imprese, dalle istituzioni e dall’Europa, al fine da ridare slancio allo sviluppo del Paese.

La terza azione è quella che riguarda la sostenibilità.

Come dice il documento, un Paese che non continua a investire – nelle grandi così come nelle micro infrastrutture – non ha futuro. Se è ovvio che la dotazione infrastrutturale è precondizione della crescita, meno ovvio è il ruolo sociale delle stesse. Le infrastrutture sono un forte elemento di inclusione perché collegano i territori, le periferie ai centri, le città tra di loro, l’Italia al mondo, dando un senso di maggiore coesione nel Paese.

Gli impegni per l’Italia che dovrebbero essere intrapresi secondo Confindustria in tal senso sono :

  • investire su ambiente, territorio e cultura per creare sviluppo;

Come?

Le soluzioni proposte sono diverse e complementari.

1 Completare la transizione verso un modello economico “circolare” 

Favorire le bonifiche in un’ottica di rilancio dell’attività economica

3 Raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’economia compatibilmente a quelli di sviluppo industriale del Paese

4 Cultura e turismo volano per lo sviluppo

Un approccio sostenibile implica un impegno per il risanamento e la valorizzazione delle aree industriali dismesse che può consentire di avviare politiche di attrazione di nuove attività economiche e, sul piano ambientale, permette di riqualificare aree degradate, senza intaccare suolo vergine. Così come si rende necessaria una specifica programmazione per passare dalla cultura dell’emergenza per quanto riguarda le calamità naturali a una politica di previsione, di prevenzione e preparazione finalizzata alla riduzione della vulnerabilità del territorio. In un’ottica di preservare e valorizzare le risorse, è poi importante il completamento della transizione verso un modello di crescita economica “circolare” in cui i residui della produzione e dei consumi siano reimpiegati nei processi produttivi secondo standard di riciclo elevati.
Un grande piano di infrastrutturazione sostenibile del Paese avrebbe ovvie ricadute su uno degli asset portanti della nostra economia, il turismo, ed in particolare il turismo culturale.

Il secondo impegno si propone invece di:

  • sviluppare mobilità, logistica e comunicazioni

Come?

Le soluzioni proposte prevedono:

1 Banda ultralarga

Comunicazioni 5G

3 Trasporto pubblico locale

4 Trasporti e logistica

In questo contesto senza frontiere si inserisce, nell’Unione Europea, il sempre più forte appello orientato a promuovere un modello di vita più sostenibile, meno aggressivo nei confronti dell’ambiente e meno energivoro, che trova nel mondo dei trasporti la sua prima implementazione, con gli obiettivi posti di riduzione delle emissioni nocive e di riconversione modale essenzialmente da strada a ferrovia per i trasporti medio lunghi. Mobilità e logistica, di persone e merci, sono dunque fattori chiave, da sviluppare in modo sostenibile, sfruttando tutte le opportunità – di terra e di mare – che il territorio offre.

Per la mobilità delle merci, occorre estendere i collegamenti ferroviari verso porti/terminali ed integrare le procedure di gestione dell’infrastruttura e di manutenzione e sviluppo al fine di puntare sull’interscambio modale mare-ferro. È questa l’unica modalità in grado di smaltire in poco tempo grossi quantitativi di merce dai piazzali dei porti italiani, inseriti in contesti urbani ormai cristallizzati, difficilmente espandibili ulteriormente e caratterizzati da un sistema viario di accesso al limite della saturazione. Le azioni concrete da implementare, in tal senso, sarebbero legate alla scelta di un numero limitato e selezionato di porti con valenza internazionale, connessi infrastrutturalmente in modo diretto ed efficiente al network dei 4 corridoi ferroviari europei che oggi collega l’Italia al resto d’Europa con un sistema di collegamenti che devono diventare sempre più prioritari per le merci.

Confindustria chiede quindi un impegno a 360° per l’Italia nel campo della sostenibilità. Uno sforzo notevole, di investimenti e di coordinamento. Gli investimenti, in tal senso, secondo Confindustria si possono realizzare solo attraverso un’azione coordinata tra settore privato, istituzioni europee, governo nazionale, regioni ed enti locali e basata su: programmazione e valutazione di effettive priorità di intervento; certezza di risorse pubbliche per investimenti e coinvolgimento di investitori privati di lungo termine; semplificazione delle procedure decisionali e di acquisizione del consenso; adeguamento della regolamentazione della domanda pubblica e della regolazione dei mercati dei servizi generati dalle infrastrutture.

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