Com’è cambiato il clima in Veneto?

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L’Ufficio statistico della Regione Veneto ha pubblicato le sue Statistiche Flash mostrando un’analisi sui cambiamenti climatici della Regione avvenuti negli ultimi 20 anni, sulla base dei dati termo-pluviometrici raccolti dalla rete osservativa di stazioni automatiche dell’ARPAV.

I livello delle precipitazioni

I dati confermano la percezione del 2017 come un’annata poco piovosa, con un deficit pluviometrico del
16% rispetto alle medie annuali 1993-2016. Tuttavia, analizzando le precipitazioni misurate sul Veneto a partire
dal 1993 si osserva che l’anno 2017, pur con apporti inferiori alla media, non costituisce un caso particolare essendosi registrati ben 9 anni con apporti inferiori all’attuale.

 

Nelle due mappe del Veneto in basso viene evidenziata la differenza, espressa a sinistra in mm ed a
destra in percentuale, delle precipitazioni cadute nell’anno 2017 rispetto alla media 1993-2016.
Il deficit pluviometrico risulta essere distribuito in modo disomogeneo sul territorio regionale, con alcune
aree che presentano apporti nella norma (Delta del Po, Portogruarese, Longaronese e parte del Cadore) e
altre con marcato deficit (Padovano centro-meridionale, Vicentino e Veronese centrali).

Le temperature e gli effetti dei cambiamenti climatici

Per l’analisi dei dati termometrici sono state utilizzate le osservazioni di 134 stazioni termometriche automatiche
dell’ARPAV operative a partire dal 1993. Tali dati hanno mostrato un aumento delle temperature medie annuali, che sono passate da 11,4 °C nel periodo 1993-2016 a 11,8 °C nell’anno 2017.

Grazie all’integrazione delle serie storiche dei dati di temperatura monitorati dall’Ufficio Idrografico (nel periodo
1955-2004) e da ARPAV (a partire dal 1993), è stato possibile valutare l’andamento della temperatura
media in alcune stazioni della Pianura veneta negli ultimi 62 anni. L’analisi dei dati evidenza un aumento nel
corso di questo periodo di quasi 2 °C.

Il conseguente incremento delle ondate di calore e delle anomalie termiche positive ha portato a dei cambiamenti rilevanti sul territorio, primo fra tutti l’arretramento dei ghiacciai.
La superficie dei ghiacciai delle Dolomiti ha visto diminuire la propria estensione di quasi la metà: come per
tutti i ghiacciai alpini, questa fase di regresso ha subito, a partire dal 1980 circa, una significativa accelerazione.
Particolarmente rilevante è il caso della Marmolada, il ghiacciaio più esteso delle Dolomiti, che ha visto regredire rapidamente il proprio fronte glaciale nel corso dell’ultimo secolo.
Anche la vite, una delle coltivazioni più diffuse in regione, ha visto modificare i propri cicli di sviluppo. Infatti, il numero di giorni medi che intercorrono tra il germogliamento e la fioritura passa da 55 nel periodo 1964-1990 a 47 nel periodo 1991- 2014. Parimenti l’intervallo tra invaiatura e maturazione degli acini si riduce mediamente da 41 giorni a 37. In conseguenza di ciò, la vendemmia nell’ultimo decennio risulta anticipata di un periodo che varia da due settimane ad un mese rispetto alla media storica del periodo 1964-1990.

Dati con un forte impatto, che gli scienziati valutano come un risultato di responsabilità almeno parziale delle azioni dell’uomo: incremento delle emissioni di gas ad effetto serra derivanti dall’utilizzo di combustibili
fossili, dalla deforestazione e dall’agricoltura intensiva. Dati che cambiano e problematizzano i sistemi antropici in cui viviamo. Dati che chiedono un impegno concreto delle Nazioni che si stanno muovendo per contrastare questo fenomeno.

 

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