Città, periferie e aree rurali: come e dove incide il rischio povertà?

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Secondo le Statistiche dell’Eurostat, il 41,2 degli abitanti europei vive in città, il 30,6% in periferie e cittadine, il restante 28,2% invece, vive in aree rurali.

A seconda del luogo in cui si abita, non cambiano solo le tipologie di abitazione o l’organizzazione dei tempi di vita, ma muta l’incidenza anche di questioni sensibili come il tasso di persone a rischio povertà, o il tasso di disoccupazione. 

Ad esempio, il livello di disoccupazione risulta essere leggermente più alto in città (9%) rispetto a quello delle aree rurali (8,3%) e di periferie e cittadine (8,2%). Per quanto riguarda il tasso di persone a rischio povertà, diversamente, è più alto quello relativo alle aree rurali (25,5%), mentre risulta più basso in città (23,6%) e nelle periferie (21,6%).

Rischio povertà ed esclusione: le differenze in l’Europa.

 Fra i vari risultati dello studio Eurostat, Bulgaria (53,8&), Romania (51,7%) e Grecia (38,9%) sono i paesi Europei con il più alto tasso di rischio povertà nelle aree rurali. Diversamente, per le città, i risultati peggiori risultano essere quelli di Grecia (33,6%), Bulgaria (31,1%) e Italia (30,3%). In particolare, il dato italiano risulta in aumento rispetto al 28,7% del 2015.

I risultati migliori per le città invece sono dati da Slovacchia (13%), Repubblica Ceca (12,8%, dato 2015) e Polonia (16,2%). Dato in linea con la tendenza degli Stati membri orientali, meridionali e baltici a registrare il maggior tasso di rischio povertà e d’esclusione nelle aree rurali piuttosto che in quelle urbane.

Questo trend è confermato anche dall’Italia, che riporta rispetto ai tre contesti registra il dato più basso nelle aree rurali (31%). Il risultato migliore del Bel Paese invece riguarda periferie e piccole cittadine (29,1%), dato che risulta in diminuzione rispetto al 2015 (29,5%).

 

 

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