L’impresa italiana nel mondo: la ricetta delle Assise 2018

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Le Assise generali sono il momento di incontro e riflessione dell’intero Sistema Confindustriale per trasmettere alle formazioni politiche che si confrontano per la guida del Paese e all’intera opinione pubblica una prospettiva strategica per un progetto duraturo di sviluppo e di crescita per l’Italia.

Le Assise 2018 di Confidustria si sono concluse con la stesura di un documento “La visione e la proposta“, che presenta il piano organico di Politica economica che si propone quindi di dare spunti e indirizzi alla politica italiana.

Il piano non solo dice cosa va fatto, ma anche come, con quali risorse, e con quali effetti sull’occupazione, la crescita, il debito pubblico, l’export.

Confindustria, in preparazione e durante le Assise 2018, si è interrogata in particolare su quali dovrebbero essere gli impegni e le azioni per il Paese al fine di produrre dei risultati positivi in termini di:

  • inclusione: più lavoro per i giovani;
  • crescita di più e in modo costante;
  • sicurezza, con un graduale rientro del debito pubblico.

Al fine di arrivare al compimento di queste tre missioni, il mondo confindustriale ha elaborato 6 azioni principali che andrebbero perseguite dal mondo delle imprese, dalle istituzioni e dall’Europa, al fine di ridare slancio allo sviluppo dell’Italia.

Le prime tre azioni sono state presentate qui sul sito di Fondazione Nord Est negli articoli “Assise 2018: come avere un’italia più efficiete”,  “Assise 2018: quali proposte per il futuro dei giovani”  e “Assise 2018: sostenibilità per l’Italia”.

La quarta azione riguarda invece il tema dell’Impresa che cambia e si muove nel mondo.

Negli ultimi 15 anni, tra globalizzazione e crisi finanziaria, il contesto concorrenziale è cambiato radicalmente. Le economie emergenti sono ormai emerse, l’innovazione digitale ha modificato radicalmente i processi produttivi e i mercati dei capitali, le merci sono vendute sul mercato globale attraverso reti di distribuzione innovative.

Le imprese manifatturiere italiane, in questo scenario, si sono attivate avviando processi di fusione e integrazione. Si sono affacciate sul mercato dei capitali alternativi per rafforzare la posizione patrimoniale e differenziare quella finanziaria. Hanno aggredito con più decisione i mercati esteri.

L’export italiano, anche grazie alle nuove promozioni messe in pista dal Piano Made in Italy negli ultimi 3 anni, è cresciuto nel 2017 del 7% nominale, fino alla cifra record di 450 miliardi, facendo meglio di Germania e Francia.

È certamente migliorato in qualità, con una crescita dei valori medi unitari all’esportazione ben maggiore dei prezzi all’export e si è evoluto in specializzazione: nel 2016 il sistema moda rappresentava ormai il 12,5 % del totale dell’export, le produzioni meccaniche il 39,5%, la chimica, le materie plastiche, il farmaceutico il 16,5%.
Le imprese hanno introdotto innovazioni digitali per ottimizzare i processi e aumentare la produttività. Oltre la metà di esse ha usufruito alla fine del 2017 del super-ammortamento e una su tre dell’iperammortamento. Si è rivitalizzato il segmento delle startup innovative (+ 11,3 % nel 2017, rispetto al totale registrato nel corso del 2016).

In una fase economica più favorevole, il suggerimento di Confidustria è quello di accelerare questo processo di trasformazione, estendendone la portata al maggior numero di imprese per ridurre la divaricazione tra il 20% di imprese globali e il 60% di imprese pronte a fare il salto di qualità ma ancora non pienamente attrezzate.

In particolare, per raggiungere questo obiettivo, il documento prodotto al termine delle Assise 2018 di Confindustria propone i seguenti impegni:

a) Agevolare la crescita dimensionale e il rafforzamento della struttura finanziaria delle
imprese:

– promuovere la creazione di una piattaforma per favorire l’incontro tra gli investitori e le imprese non quotate impegnate in percorsi di crescita, incluse le start up, e favorire l’afflusso verso le PMI non quotate delle risorse investite dalle famiglie attraverso i PIR promuovendo lo sviluppo di prodotti finanziari “PIR compliant” (quali basket bond, fondi di equity quotati, fondi immobiliari per la riconversione di immobili industriali);

– rafforzare la governance delle PMI promuovendo, in analogia con quanto avviene su base volontaria per le emittenti quotate, l’adozione di un Codice di autodisciplina semplificato che si concentri su alcuni ambiti specifici: procedure interne; requisiti degli amministratori, anche al fine di promuovere l’ingresso nei Consigli di
Amministrazione di consiglieri indipendenti; gestione dei conflitti di interesse, rapporti con gli investitori;

– incentivare l’inserimento di “Temporary Chief Financial Officer” nelle PMI;

– ampliare il perimetro d’intervento del Fondo di Garanzia per le PMI, innalzando l’importo massimo garantito da 2,5 a 5 milioni ed estendendo i benefici, attraverso la costituzione di un’apposita riserva di risorse, a favore delle imprese che abbiano fino a 500 dipendenti.

b) Facilitare la riorganizzazione e la responsabilizzazione delle imprese:

– garantire il rispetto della concorrenza per quanto riguarda il costo del lavoro, costruendo le regole per misurare la rappresentanza e contrastando i contratti collettivi stipulati da organizzazioni non realmente rappresentative;

– diffondere la Responsabilità Sociale d’Impresa (RSI), promuovendo l’adozione di sistemi di certificazione internazionali afferenti ai vari aspetti della RSI, anche attraverso sistemi premiali.

c) Potenziare ricerca e innovazione e garantire continuità al piano nazionale industria 4.0:


– definire una governance unitaria della R&I che coinvolga tutti i livelli istituzionali;

– completare e avviare i piani operativi per le aree individuate dalla strategia nazionale di specializzazione intelligente e accelerare la fase di attuazione; definire la strategia nazionale di specializzazione intelligente 2020-2030;

– accorciare la distanza tra ricerca pubblica e imprese rafforzando le filiere tecnologiche nazionali per favorire la collaborazione strutturale tra imprese e centri di ricerca pubblici e privati e creare una piattaforma nazionale per open innovation, open science e dottorati a indirizzo industriale;

– su Impresa 4.0: accompagnare le imprese nella trasformazione in chiave 4.0, supportando il cambiamento dei modelli di business e non solo gli investimenti per il rinnovo dei macchinari; creare un sistema premiale ad hoc per le “imprese 4.0”: certificazione delle “imprese 4.0” (Accredia) e accesso semplificato a una serie di
agevolazioni (es. premialità nei bandi, accesso facilitato al Fondo di garanzia per il credito delle PMI); definire i coefficienti di ammortamento per i beni 4.0; riconoscere i Digital Innovation Hub (elaborare una definizione ufficiale di DIH per consentire il consolidamento del network 4.0 anche a livello UE);

– rafforzare l’aggregazione e la collaborazione tra imprese attraverso i contratti di rete per accompagnare la trasformazione verso un modello di impresa più competitivo, innovativo e sostenibile;

– estendere il modello sviluppato dal Cluster tecnologico Fabbrica Intelligente e da Confindustria in nuove fabbriche.

d) Potenziare gli strumenti per la promozione dell’export:

– mantenere e rafforzare il Piano Straordinario di Promozione del Made in Italy;

– potenziare gli strumenti finanziari e gli incentivi per l’internazionalizzazione;

– favorire la partecipazione delle imprese agli strumenti finanziari per la cooperazione
internazionale allo sviluppo ed ai finanziamenti multilaterali.

Cambiare per crescere

Queste iniziative, secondo il documento di Confidustria, consentirebbero di cogliere  appieno le opportunità offerte dal contesto internazionale e consolidare la posizione di leadership nella manifattura di qualità.
Come sostenuto da Confidustria nel testo, l’impresa cambia se gli imprenditori cambiano, accettando di aprire il capitale, di assumere competenze innovative e magari a loro distanti per formazione o esperienza, di investire in innovazione, di affacciarsi a nuovi mercati, in una parola, di crescere.

Il sostegno al cambiamento da parte della politica italiana, in tal senso, si giustifica perché genera esternalità positive con ricadute non solo sulla singola impresa e i suoi dipendenti ma sull’intera collettività.

QUI il link alle schede dettagliate di questa e delle altre azioni elaborate durante le Assise 2018.

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