Un fisco snello ed efficiente, un Italia aperta all’Europa: soluzioni per l’impresa delle Assise 2018

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Al termine delle Assise 2018 di Confindustria, è stato presentato un documento “La visione e la proposta“, che presenta il piano organico di Politica economica che si propone quindi di dare spunti e indirizzi alla politica italiana.

Questo documento è la sintesi di un percorso di ascolto ed elaborazione maturato nel periodo Novembre 2017 – Febbraio 2018 attraverso una serie in incontri nei territori che Confindustria ha fatto con le sue territoriali.
Durante la giornata del 16 febbraio delle Assise di Verona sono stati infine organizzati 6 tavoli tematici.
Complessivamente sono stati coinvolti 8500 imprenditori, ci sono stati 750 interventi di proposte e indicazioni di policy, e sono stati raccolti 90 documenti con contributi scritti da parte di imprese e di associazioni.

Il documento finale che è derivato da questi momenti di incontro e consultazione presenta il piano organico di Politica economica che si propone di dare spunti e indirizzi alla politica italiana. Il piano non solo dice cosa va fatto, ma anche come, con quali risorse, e con quali effetti sull’occupazione, la crescita, il debito pubblico, l’export. 

Il Piano è composto da 6 Azioni Prioritarie, che sono state poi dettagliate in un ulteriore report che ne precisa i presupposti logici, i contenuti e ne specifica il grado di complessità e il numero di soggetti coinvolti.

Le Azioni Prioritarie:

1) Italia più Semplice ed Efficiente, con rinnovata attenzione ai tempi di realizzazione delle cose che si decidono di fare.
2) Prepararsi al futuro: scuola, formazione, inclusione giovani per un più facile ingresso nel mondo del lavoro.
3) Un Paese sostenibile: investimenti assicurazione sul futuro nell’ottica di avere un Paese più competitivo e meglio connesso al suo interno e verso l’esterno.
4) L’impresa che cambia e si muove nel mondo accettando di aprire il capitale, di assumere competenze innovative, magari tra loro distanti per formazione o esperienza, di diventare eccellenti in ogni funzione aziendale, di affacciarsi su nuovi mercati.
5) Un fisco a supporto di investimenti e crescita e che premia le imprese che investono, assumono e innovano, diventando fattore di competitività per il Paese.
6) Europa miglior luogo per fare impresa e istituzione che semplifica la vita dei cittadini supportando lo sviluppo della conoscenza, della ricerca e dell’innovazione contribuendo altresì alla definizione di un quadro macroeconomico stabile.

I sei assi non guardano a singoli settori, ma ai fattori che sono cruciali per la competitività, poiché creano il contesto di riferimento per assumere di più e meglio, e operare in ambienti economici certi ed efficienti.

Due focus sugli assi: fisco ed Europa

Le prime 4 azioni sono già state trattate negli articoli: “L’impresa italiana nel mondo“, “Assise 2018: come avere un’Italia più efficiente“, “Assise 2018: sostenibilità per l’Italia” e “Assise 2018: quali proposte per il futuro dei giovani?“. Il focus di questo testo riguarda invece i temi del fisco e dell’Europa.

Un fisco a supporto di investimenti e crescita

Secondo quanto presentato nel documento di Confindustria:

l’alto debito pubblico richiede prudenza sui tagli generalizzati delle imposte, rendendo però la tassazione più favorevole alla crescita economica e per questa via preparare il terreno alla riduzione della pressione fiscale.
In primo luogo è un tema di governance: la politica fiscale ha bisogno di una regia chiara, ferma e coerente, che sappia essere immune da manovre volte solo a captare consenso politico e da interventi non sistematici e caotici. È necessario un profondo rinnovamento nelle relazioni FiscoImpresa che, oltre all’aspetto quantitativo, ponga particolare attenzione ai profili qualitativi del rapporto d’imposta, con riguardo ai temi della semplificazione del sistema fiscale, della tutela dei diritti del contribuente e dell’efficienza dell’amministrazione finanziaria nel suo complesso.
Occorre, in altri termini, rifondare il rapporto fiscale partendo dalle regole di base, per ristrutturare la macchina amministrativa rendendola più solida ed in grado di produrre maggiore certezza giuridica; poiché l’incertezza interpretativa mina alla base le politiche di investimento al pari di quella normativa, emerge la necessità di un apparato di giustizia tributaria che non dissuada le imprese dal farvi ricorso, spingendole ad adeguarsi alle richieste e alle interpretazioni  dell’Amministrazione finanziaria per evitare i costi e l’eccessiva alea di giudizio.

Gli sforzi, secondo le indicazioni proposte da Confindustria, dovrebbero riguardare:

a) la valorizzazione dell’impresa che investe, assume, innova (ad esempio attraverso la riduzione del cuneo fiscale e contributivo fino ad azzerarlo per i neoassunti di età inferiore a 30 anni con contratti a
tempo indeterminato);

b) la riduzione della pressione fiscale attraverso l’impiego di parte delle maggiori risorse derivanti dalla
più elevata compartecipazione alla spesa per i servizi pubblici.

c) la modernizzazione del sistema fiscale, e l’efficientamento l’azione amministrativa:

Europa miglior luogo per fare impresa.

Il tema dell’Europa è anch’esso un elemento chiave nel Piano proposto da Confindustria

Nel corso della crisi finanziaria l’Europa non è stata ferma, anzi. Sono state realizzate iniziative che hanno evitato il disgregarsi dell’euro e hanno rafforzato l’area economica. Sono state attuate politiche monetarie non convenzionali, impensabili fino a pochi anni fa per la rigida interpretazione del mandato della Banca Centrale Europea.È stata introdotta flessibilità nelle regole europee di bilancio per liberare investimenti pubblici. È stata creata una rete di protezione per i paesi che avevano perso l’accesso al mercato (Grecia, Portogallo, Irlanda, Cipro). Sono state realizzate, in maniera continuativa, consistenti politiche di supporto allo sviluppo di conoscenza, ricerca e innovazione.
Tuttavia, anche se il consenso verso le istituzioni europee è risalito un po’ dai minimi toccati nel 2012, rimane ben al di sotto dei livelli pre-crisi (41 per cento la percentuale dei cittadini europei che hanno una visione positiva dell’UE, da oltre il 50 per cento nel 2007 secondo Eurobarometro). È necessario che l’Europa venga percepita di più come il luogo che semplifica la vita dei cittadini, che contribuisce in modo diretto a creare un contesto macroeconomico stabile, che realizza in prima persona politiche per la crescita. In uncontesto di incertezza geopolitica, le istituzioni dell’UE saranno impegnate a cercare di superare gli stalli e individuare soluzioni su dossier politici chiave, suscettibili di avere un impatto sull’economia e sulla vita quotidiana delle imprese: il futuro dell’UEM e l’Unione bancaria, le priorità politiche per il Quadro Finanziario Pluriennale che disciplinerà il bilancio dell’UE dopo il 2020, l’attuazione del nuovo meccanismo di cooperazione per la difesa ‘PESCO’. Ma anche dossier cruciali legati alle politiche europee in materia di mercato unico, clima e energia, digitale, ricerca e innovazione, commercio estero, coesione.

in questo ambito gli impegni, secondo le indicazioni proposte da Confindustria, dovrebbero riguardare:

a)Una governance dell’eurozona orientata all’integrazione, insieme all’istituzione di un Ministro delle Finanze indipendente dagli Stati membri, che risponda ai cittadini europei;

b) il riorientamento della politica europea ai fattori più che ai settori e rafforzare la politica di coesione, portando industria e competitività al centro;

c) il sostegno a un ruolo da coprotagonista per l’Italia, in un’Europa più integrata.

 

Queste iniziative, secondo il documento di Confidustria, consentirebbero di cogliere  appieno le opportunità offerte dal contesto internazionale e consolidare la posizione di leadership nella manifattura di qualità.
Come sostenuto da Confidustria nel testo, l’impresa cambia se gli imprenditori cambiano, accettando di aprire il capitale, di assumere competenze innovative e magari a loro distanti per formazione o esperienza, di investire in innovazione, di affacciarsi a nuovi mercati, in una parola, di crescere.

Il sostegno al cambiamento da parte della politica italiana, in tal senso, si giustifica perché genera esternalità positive con ricadute non solo sulla singola impresa e i suoi dipendenti ma sull’intera collettività.

QUI il link alle schede dettagliate di questa e delle altre azioni elaborate durante le Assise 2018.

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