Top 500, ecco la lezione dei migliori

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Ripensare il territorio richiede di fare tesoro delle esperienze di innovazione

di Stefano Micelli

Il quadro che emerge dai risultati di Top 500 Friuli Venezia Giulia suggerisce un moderato ottimismo. Le imprese ai vertici della classifica annuale stilata sulla base del fatturato dimostrano di crescere nonostante le difficoltà legate a una domanda interna sempre problematica e a una congiuntura internazionale poco favorevole.

Nel complesso, una quota significativa di imprese, oltre il 70 per cento dei casi considerati, vede crescere il proprio fatturato; migliorano complessivamente anche i risultati legati alla redditività e all’indebitamento. Dall’analisi dei bilanci delle principali imprese della regione emerge un profilo di azienda capace di stare al passo coi tempi, in grado di crescere nel solco della tradizione migliorando anno dopo anno i propri risultati.

Mancano le start up in grado di scalare in pochi anni i vertici delle classifiche dei fatturati così come mancano le imprese capaci di sovvertire le regole del gioco dei settori tradizionali (ciò che oggi gli economisti chiamano con l’espressione anglosassone disruptive innovation).

Ciò detto, i principali protagonisti dei settori del Made in Italy attivi in Friuli Venezia Giulia rimangono capaci di sviluppare la propria attività e di mantenere in terreno positivo i margini e la redditività. Ciò che preoccupa di questa classifica è, invece, ciò che non si vede nella lista dei migliori.

Come sottolinea Gianluca Toschi nella sua analisi sui bilanci operata settore per settore, le performance delle imprese più dinamiche della regione tendono oggi a separarsi in maniera sempre più significativa dai risultati delle imprese in fondo alla classifica.

La tendenza è in atto da diversi anni e si è acuita nel recente passato a causa dell’impegno richiesto alle imprese di fronte alle incertezze del mercato nazionale e internazionale. Le divaricazione fra performance delle imprese è un tratto che accomuna tutte le imprese del Nord Est e che contribuisce a mettere in discussione alcuni dei tratti tipici del modello di crescita del territorio che avevamo sperimentato (e apprezzato) fino a pochi anni fa.

Le aziende che esportano, che competono sui mercati internazionali, che sviluppano percorsi di ricerca e che investono in reti distributive al di fuori dei confini nazionali conoscono oggi un processo di crescente managerializzazione. Le strutture organizzative tendono a modellarsi sui percorsi strategici avviati dalla dirigenza lasciando sempre meno spazio a quelle dinamiche di osmosi con il territorio che per tanti anni avevano contraddistinto il contesto economico e sociale del Nord Est.

Dobbiamo certamente salutare questa trasformazione come un passo importante verso la modernizzazione sistema economico regionale, ma dobbiamo anche tenere conto che l’intero ecosistema in cui vivono e si sviluppano queste imprese leader deve esser in grado di evolvere e prosperare. In questa prospettiva non servono aiuti generici a chi non è nel gruppo di testa.

Servono scuole in grado di promuovere una formazione al passo con le richieste delle realtà più dinamiche, servono università in grado di fornire quadri e dirigenti pronti alle sfide dell’internazionalizzazione, servono centri servizi in grado di accompagnare le imprese attraverso normative e standard tecnici sempre più vincolanti, servono associazioni di categoria e istituzioni intermedie in grado di convogliare risorse sulle grandi sfide del futuro, in primis la grande trasformazione di Industria 4.0.

Serve, in altre parole, un territorio profondamente rinnovato rispetto al passato che fondi la sua forza su soggetti che imparano dalla lezione dei primi per trasferire all’intero tessuto economico locale i benefici di quanto i migliori hanno effettivamente imparato a livello internazionale.

Guardare ai risultati delle aziende Top 500 serve principalmente a questo. A riflettere sulle caratteristiche delle migliori aziende della regione per capire ciò di cui hanno effettivamente bisogno e per progettare un ecosistema territoriale all’altezza della sfida del mercato con cui queste imprese si stanno confrontando. In questo modo potremmo essere certi che il successo dei leader tornerà ad essere il successo di una regione.

Le imprese “faro” guidano la ripresa – Il commento di Gianluca Toschi

Articolo apparso su Il Messaggero di Udine e su Il Piccolo di Trieste il 26 gennaio 2017

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