Le imprese “faro” guidano la ripresa

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Top 500 Friuli Venezia Giulia – Le imprese “faro” guidano la ripresa

Migliorano i ricavi (+6,7%) ma resta il divario fra aziende al top e altre che soffrono

di Gianluca Toschi

L’azienda Friuli Venezia Giulia, intesa come somma delle prime 500 imprese della regione, nel 2015 ha visto crescere i ricavi del 6,7%, un valore di due punti percentuali più elevato rispetto a quanto registrato nel 2014. Top500 restituisce, quindi, l’immagine di un sistema in crescita, un’impressione che viene confermata quando dal dato aggregato si passa ai singoli bilanci: più del 70% delle imprese in classifica ha infatti visto, crescere i propri ricavi, un dato migliore rispetto a quello registrato lo scorso anno (65%).

Migliora anche la redditività, il Ros (Return On Sale, l’indicatore che esprime la redditività delle vendite) è infatti in leggero aumento; il valore mediano passa dal 2,9% del 2014 al 3% e ancora una volta l’andamento appare diffuso dato che il 58,4% delle imprese in classifica ha visto crescere la redditività. Segnali positivi anche sul fronte della solidità aziendale. Diminuisce, rispetto al 2014, il valore mediano del rapporto di indebitamento (proporzione tra mezzi di terzi e il totale delle fonti di finanziamento) che si attesta al 71,1% (72,4% nel 2014) con il 61,8% delle imprese che vede rafforzarsi la propria solidità.

Tra i settori di specializzazione della regione si segnala l’andamento positivo del comparto “apparecchiature elettroniche” in cui l’81,8% delle imprese in classifica ha visto aumentare i propri ricavi e quasi il 60% ha sperimentato incrementi della redditività. Segnali contrastanti, invece, dal segmento “legno e arredo”. Se è vero che una quota importante (77,6%) delle imprese considerate beneficiato di una crescita dei propri ricavi solamente poco più della metà ha visto crescere la redditività. Una situazione che segnala ancora una forte tensione sui mercati, caratterizzati da livelli aspri di concorrenza. L’andamento del comparto “macchine e apparecchiature” appare più difficile da interpretare a causa della grande diversità dei risultati sui quali pesa la forte eterogeneità del comparto stesso.

Possiamo quindi dire che la regione ha finalmente imboccato un percorso di crescita costante e che i bassi livelli di attività registrati nel 2008 e nel 2012 sono ormai solamente un brutto ricordo? No, non possiamo farlo basando l’analisi esclusivamente su Top500. La classifica rappresenta, infatti, un’utile fonte di informazioni ma che per la sua stessa natura non possono essere che parziali. Vale la pena ricordare che dall’elenco che viene pubblicato vengono escluse, infatti, le imprese che hanno cessato la propria attività durante l’anno e che quindi presentano andamenti negativi.

A questo va aggiunto che nel ranking sono presenti le aziende più grandi, quelle con più di 10 milioni di euro di fatturato che spesso hanno una elevata proiezione internazionale. In periodi di stagnazione della domanda interna, come quelli che ha sperimentato l’economia italiana negli ultimi anni e in particolare nella seconda fase della crisi, la capacità di relazionarsi coi mercati internazionali ha rappresentato per molte aziende il vero fattore di crescita. Il quadro che emerge dalla classifica è quindi una rappresentazione parziale dell’economia regionale che i più recenti dati Istat danno in crescita, in termini di Pil, solamente dello 0,1%.

E allora come utilizzare la classifica? Negli ultimi anni l’economia italiana ha sperimentato una progressiva divaricazione nelle performance delle imprese e appare oggi sempre più spaccata in due, con un gruppo di aziende che continua a crescere con buoni livelli di redditività e il resto che arranca o addirittura arretra. I riquadri che aprono le pagine settoriali dell’inserto forniscono uno spaccato di questo fenomeno. Se prendiamo, ad esempio, il settore delle apparecchiature elettriche si scopre che tra le 840 imprese italiane che nel 2015 avevano più di 10 milioni di euro di ricavi il 25% ha visto crescere i ricavi stessi di almeno il 17,1% rispetto all’anno precedente. Ancora, un 25% delle imprese ha una redditività delle vendite (Ros) di almeno il 9,2%.

Come spiegare gli ottimi risultati di queste imprese? Le analisi elaborate da Fondazione Nord Est hanno permesso di individuare una serie di strategie che le aziende che oggi mostrano i risultati migliori hanno messo in campo negli ultimi anni e che spiegano, almeno parzialmente, il successo in termini di crescita ma anche di redditività. Gli ingredienti sono diversi: la capacità di individuare e poi sfruttare la tecnologia più adeguata sul fronte dei processi produttivi, l’adozione di strategie finalizzate alla costruzione del brand e/o adeguate strategie di comunicazione, la capacità di rispondere all’esigenze di una domanda sempre più sofisticata attraverso strategie di personalizzazione del prodotto, l’internazionalizzazione dei mercati, l’attenzione verso le risorse umane, politiche di upgrading dei prodotti ma anche delle formule organizzative.

Se gli ingredienti sono noti è il modo con cui le singole imprese combinano questi elementi, generando modi di competere diversi e originali rispetto al paradigma economico che ci stiamo lasciando alle spalle, a determinare il successo di una strategia. In altre parole la capacità di leggere gli scenari competitivi rappresenta un elemento di divaricazione importante tra le imprese che hanno già avviato con successo percorsi di sperimentazione che legano nuove tecnologie a nuovi modelli di business e quelle che invece non hanno ancora scelto la propria strada.

Osservare i leader e provare a intuire il modo in cui questi mescolano i diversi ingredienti per produrre ricette per il successo diventa un esercizio importante non solo per le imprese follower ma anche per i policy maker che si trovano nella situazione di disegnare politiche di accompagnamento a favore di un sistema economico che vive una fase di delicata transizione. Top500 fornisce delle indicazioni proprio sull’andamento delle imprese leader, quantomeno a livello regionale, dei diversi comparti industriali. Consiglio quindi una lettura della classifica forse diversa da quella abituale. Usiamola per andare alla ricerca delle “imprese faro”, quelle che mostrano modi nuovi e originali di interpretare questa lunga fase di grande discontinuità.

Articolo apparso su Il Messaggero di Udine del 26 gennaio 2017

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